
Sulla vicenda del banco dei libri usati di piazza Garibaldi ad Alessandria voglio essere diretto: quei libri devono restare dove sono.
Non stiamo parlando di una semplice attività commerciale. Parliamo di un presidio culturale che negli anni è diventato parte dell’identità di Alessandria. Un luogo riconoscibile, vissuto, amato. Un punto di incontro tra libri, memoria e vita quotidiana.
Non sta nel mio stile entrare in ambiti che non mi competono come politico ma per me questa vicenda ha anche un significato personale. Nei dieci anni in cui sono stato dipendente della Provincia di Alessandria, dal 1984 al 1994, quel banchetto era una tappa fissa mentre andavo a prendere il treno per tornare a casa. Per questo so bene che non stiamo parlando soltanto di una bancarella, ma di un pezzo vero della storia cittadina.
Fa impressione che proprio ad Alessandria, città di Umberto Eco, si debba arrivare a difendere un banco di libri come se fosse un problema. Con molta umiltà e grande rispetto mi permetto di osservare che chi, nella giunta alessandrina, ha gestito la questione ha avuto un comportamento debole e politicamente sbagliato. Di fronte a un presidio di diffusione della cultura serviva una posizione chiara e coraggiosa. Invece è mancata.
Io sto dalla parte di chi pensa che una città viva debba difendere i libri, non allontanarli. Difendere quel banco significa difendere un’idea di Alessandria più viva, più umana, più degna della propria storia.
Per questo esprimo pieno sostegno affinché quel banco rimanga esattamente dov’è. Perché la cultura non si sposta come fosse un ingombro. Si difende.
Pasquale Coluccio, Consigliere regionale M5S Piemonte

