
La Giunta Cirio intervenga presso il Governo Meloni per chiedere che i criteri di classificazione dei comuni montani individuati dalla legge Calderoli non penalizzino i piccoli comuni piemontesi.
Secondo quanto stabilito dalla norma, approvata ma non ancora attuata, i fondi statali destinati allo sviluppo delle aree montane verranno distribuiti solo ai comuni che risponderanno a parametri altimetrici più rigidi, con particolare riferimento alla percentuale del territorio posta sopra una determinata quota. Questi criteri potrebbero innalzare la soglia oggi fissata a 600 metri, limitando drasticamente il numero di comuni riconosciuti come montani, realtà che a causa dei tagli rischierebbero di non riuscire nemmeno a garantire i servizi minimi alle popolazioni locali. Tra le aree più colpite, l’Alto Monferrato, l’Ovadese, parte del Canavese, delle Valli di Lanzo, delle Valli Cuneesi e altre realtà montane medio-basse.
Siamo al fianco dei sindaci, degli amministratori locali, degli operatori economici, dei cittadini e dell’Uncem nel chiedere alla Giunta Cirio e al suo presidente – che si è sempre dichiarato vicino ai piccoli comuni – un’azione forte e immediata nei confronti del Governo nazionale.
L’ordine del giorno, inoltre, impegna l’esecutivo a sostenere l’azione di Uncem e delle altre Regioni montane per chiedere che nella legge di bilancio 2026 non vengano inseriti tagli ai trasferimenti verso i comuni montani e le loro forme associative, ed anzi venga rafforzato il Fondo per lo sviluppo della montagna.
Sarà poi necessario valutare misure regionali di compensazione nel caso in cui i nuovi criteri della legge Calderoli dovessero effettivamente comportare l’esclusione di alcuni comuni piemontesi dal perimetro delle aree montane.
Il Movimento 5 Stelle è pronto a fare la sua parte per la tutela delle montagne piemontesi, ma la Giunta Cirio faccia la sua.
Pasquale Coluccio, Consiglio regionale M5S Piemonte

