Di Fabrizio Biolè
Fin dagli anni settanta la problematica del traffico pesante nella media Valle Stura di Demonte, che coinvolge i centri storici di pregio di Demonte e di Aisone, è stata affrontata dalle istituzioni con andamento altalenante, legato, come triste consuetudine, alle varie consultazioni elettorali, con spaccatura anche all’interno degli enti locali, il più delle volte legata esclusivamente all’appartenenza politica, anziché alle esigenze territoriali.
Nella pratica, gli edifici hanno cominciato da qualche anno a subire lesioni permanenti per via delle vibrazioni e molti abitanti si sono dunque rifugiati sulle colline lasciando disabitati i centri storici.
Da parte delle istituzioni maggiori, una valle lunga sessanta chilometri, ma che esprime solamente 5-6000 abitanti ha poca presa dal punto di vista elettorale. Questo è dimostrato anche dagli ultimi annunci a livello provinciale, che addirittura si spingono oltre le proprie competenze.
Ma andiamo con ordine: dopo che i comuni e la Comunità Montana ebbero modo di svolgere tutto l’iter che sviscerò le perplessità dei portatori di interesse: agricoltori, esercenti e residenti; venne finalmente individuato un progetto di massima che portò nel 2005 alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra Regione, Provincia di Cuneo, Comunità Montana Valle Stura, i Comuni interessati e l’ANAS, inserito in seguito nel Contratto di Programma tra Stato e Anas relativo agli anni 2007-2011con una previsione di finanziamento di di circa 57 milioni di euro.
La variante tagliava fuori dal traffico pesante ascendente i centri abitati a rischio tramite deviazioni di traffico sulla destra orografica e la realizzazione di gallerie in prossimità delle zone in ombra, a causa del pericolo dovuto al gelo invernale, per poi riportare i tir sulla statale 21 all’altezza di Vinadio. ANAS ha dunque redatto il progetto preliminare, giungendo all’autorizzazione da parte della Direzione Centrale inizialmente per la sola variante di Demonte con una valutazione attuale di circa 10 milioni di euro.
Dopo il 2005 la situazione è di molto peggiorata (ad oggi la media è di 700 camion al giorno in tratti di transito a senso unico obbligato dall’angusto tratto cittadino, dei quali la metà sono quelli relativi al trasporto dell’azienda Acqua Sant’Anna) e gli abitanti del territorio, costituitisi in un comitato spontaneo “Sì D.A.V.” (dall’acronimo Demonte, Aisone, Vinadio), hanno subito l’anno scorso una doccia fredda quando l’Amministrazione Provinciale ha dichiarato che le risorse mancavano e dopo aver accompagnato e stimolato l’aspettativa del territorio per più di vent’anni.
A questo punto è stata, proprio dalla presidente Gancia, ripresentata l’ipotesi del 1973, già bocciato per ingenti problematiche di espropri e di manutenzione delle fasce esondabili dello Stura.
Al silenzio in risposta allo stimolo costante del territorio che sollecita una soluzione dopo quarant’anni di passione e rischi, è seguita infine la dichiarazione della stessa Presidente Gianna Gancia che l’estate scorsa ha improvvidamente rispolverato la vecchia ipotesi di autostrada tra Cuneo e Sisteron.
E a questo punto la storia raggiunge i livelli di una farsa: in una situazione in cui, più unico che raro, il percorso di confronto, condivisione e ricerca di consenso sul territorio ha portato a d una soluzione ottimale, anche in un clima di peggioramento del traffico su gomma e dei conseguenze sulla staticità delle abitazioni e del centro storico, con fruibilità ridotta al lumicino e preziosi fregi quattrocenteschi a rischio di danni irreversibili, si fa marcia indietro riproponendo un progetto che ritorna in auge periodicamente peggio della peperonata, che costerebbe almeno ottanta volte tanto, che dovrebbe prevedere la ripartenza da zero rispetto al consenso territoriale e che porterebbe a una nuova Val Susa, con una grande opera calata dall’alto, sovrabbondante per la soluzione del problema specifico e irrispettosa di ogni volontà territoriale.
Al tutto si aggiungono i recentissimi dati Arpa che rilevano un tasso di inquinamento ambientale che per Demonte e Aisone supera di gran lunga la media di enti similari.
Mi rincuora la rassicurazione della Giunta Regionale, che afferma di non conoscere alcuna ipotesi di autostrada.
Mi preoccupa invece la superficialità della Provincia, che pare non riuscire a distinguere un’utile e condivisa soluzione da un’inutile e improponibile nuova Grande Opera!


Aisone è un paesino carino ma che davvero non ha particolare pregio. Ha 259 abitanti ma certo non ha 259 residenti, molti in settimana sono a Cuneo.
I problemi per la strada stretta, certo, ci sono, ma riguardano davvero un numero ben esiguo di persone!
Demonte è un po’ più grande (circa 2000 abitanti. E’ l’unico comune che sarebbe rimasto in tutta la valle se passava l’abolizione dei comuni con più di 1000 anime).
Ha un centro carino perchè ha i portici, che evidentemente mitigano molto i disagi al passaggio dei TIR.
Mettiamo pure che i TIR siano, e secondo me si tratta di cifre massime più che medie, circa 600 al giorno.
Sull’arco delle 24h ore sarebbero 25 all’ora, cioè uno ogni 2 minuti, considerato che i passaggi sono più radi di notte. Nella pratica, passano gruppi di 3-5 TIR ogni 5/ 10 minuti.
Per chi abita a Torino è un traffico davvero esiguo!
Inoltre, anche se devono rimanere fermi un paio di minuti al semaforo di Aisone, ecchè sarà mai! Quanti semafori abbiamo in Torino?
Loro ne hanno 1 in oltre 50 km (forse 2, ce n’è anche uno ad Argentera, ma credo resti spento).
Non mi pare perciò che la DAV debba considerarsi una priorità del paese. Davvero, se anche il costo fosse 50 mln di Euro, si tratterebbe di circa 100.000 euro a beneficario!
Ricordo che Alessandria è il comune con la miglior infrastruttura autostradale del Piemonte, è al centro del triangolo industriale TO-MI-GE e, nonostrante tutta questa infrastrutturazione e questa centralità, è molto più depressa della periferica Cuneo, che ha (aveva, se continuiamo così) una fitta rete di stradine, invece delle grandi opere.
Com’è allora che la Provincia Granda (ma piccola appunto, per l’infrastrutturazione) è molto molto più ricca, anche della cementatissima Torino?
Piuttosto, sarebbe da chiedersi l’utilità di opere quali il traforo del Monte Bianco, che è così caro che non ci passa più nessuno. Le tariffe esorbitanti stanno deviando tutto il traffico sul tenda e, appunto, alla Maddalena.
Per conto mio, sarebbe bene lasciar cadere un progetto superfluo piuttosto che stimolare gli appetitti degli amici del cemento.
Stefano P (con casa a Vinadio, dove già la DAV non riscuote particolari entusiasmi)
Siamo sicuri che la cosiddetta DAV sia davvero la soluzione? Con tunnel costosi ed impattanti a livello idrogeologico Demonte aisone e Vinadio, le cui già traballanti economie poggiano sul passaggio dei turisti farebbero con ogni probabilità la fine di Roccavione e Robilante, ridotti a tranquillissimi cimiteri.
Tra qualche anno, mi auguro con una maggiore presa di coscienza da parte dei cittadini, l’acqua in bottiglia – sia essa di plastica “biologica” o meno, verrà vista come una follia, uno spreco energetico.
La Sant’Anna, insomma, al livello attuale di produzione ha gli anni contati, anche per la concorrenza che la Nestlè attraverso l’acqua Eva che proviene dalla val Po, sta cominciando a portare.
Occorrerebbe, questo sì, mettere in sicurezza l’attuale statale, allargarla in alcuni tratti, con costi irrisori rispetto alle opere faraoniche e alle idiozie faraoniche della Gancia.
Il traffico merci mi risulta sia tuttora ristretto ai locali, per cui andrebbero magari intensificati i controlli di carabinieri e polizia, ed occorrerebbe altresì imporre un severo divieto alle merci pericolose perchè, come è facilmente comprensibile, è sufficiente una cisterna di prodotti chimici che si sversa sulla strada per contaminare in maniera irrimediabile uno dei pochi fiumi italiani ancora biologicamente intatti.
I francesi inoltre continuano a considerare la strada dal loro versante come una semplice provinciale e non hanno nessuna intenzione di modificarne la destinazione d’uso, sempre meno commerciale e sempre più turistica, come del resto turistici e limitati al traffico pesante locale sono tutti gli altri valichi transfrontalieri. Sono però molto attivi nel mettere in sicurezza la strada con lavori mirati e non impattanti a livello ambientale.
Io mi chiedo se i pro DAV queste cose le sanno oppure se la loro mentalità è rimasta quella di spostare semplicemente i problemi che, detto per inciso, una volta risolti a monte si riverberebbero a valle con un eccessivo traffico nei primi paesi, come Beguda, Gaiola e Moiola. Si parla di pedaggio allo Stelvio, nelle Dolomiti, in nessuna valle alpina ci sono manifestazioni del genere, che definire ottuse e controproducenti è far loro un complimento.
Pierangelo barale
Ciao a tuti,
sono passata da quella strada quest’estate e vedendo il traffico infernale (pensate che eravamo ad agosto) mi è venuto in mente: “perchè non fare una ferrovia che colleghi l’azienda dell’acqua sant’anna con borgo san dalmazzo?” così l’azienda potrebbe fare il magazzino a fondo valle e si eviterebbe di inquinare sia con smog che con i rumori tutta quella bella valle.
dovrebbe essere coinvolta anche la ditta dell’acqua che in fondo, è suo interesse che la materia prima che vende resti pura come lo è ora.
spero che il suggerimento possa aiutare
grazie
vanessa
La risposta del comitato Si-DAV ai commenti
Al Sig. Pierangelo Barale, al Sig. Stefano Pepino, alla Sig.ra Vanessa, al Sig. Fabrizio Biolè
UN UNICO COMMENTO PER I TRE COMMENTI
Il lato positivo è che ci siano dei commenti, questo denota un certo interessamento.
Il lato negativo, tolto il commento di “Vanessa” , che perlomeno tenta una proposta (ferrovia) che in linea generale (quindi non solo per l’Acqua S.Anna) potrebbe essere una soluzione alternativa auspicabile, il commento di “Stafano” denota una mentalità puramente ragionieristica che riduce il tutto ad una pura questione di numeri, cifre e calcoli, che centrano relativamente poco con la questione da noi sollevata.
Sorprendenti invece le valutazioni di “Pierangelo” il quale forse si è perso qualcosa, dal momento che la nostra protesta parte proprio dal fatto che i centri di Demonte e Aisone sono già ridotti a “cimiteri” come dice lui, proprio per il continuo passaggio dei TIR che hanno fatto fuggire gli abitanti, chiudere gli esercizi commerciali e inibiscono qualsiasi rilancio turistico-commerciale-abitativo dei centri storici stessi.
Gli sia di conforto che, pur nella nostra “ottusità”, le valutazioni che fa lui le abbiamo considerate da tempo, anche senza le sue “larghe” vedute e sulla questione sicurezza, inquinamento, rispetto delle regole, abbiamo basato la nostra azione in attesa di soluzioni definitive. Lo ringraziamo comunque per gli stimoli datici e lo invitiamo per saperne di più a partecipare alle nostre iniziative.
Il Presidente SI DAV.
Con un notevole ritardo rispondo al commento del comitato. purtroppo ho letto la risposta al mio commento soltanto cinque minuti fa, e di questo mi scuso.
Purtroppo non è affatto l’eccessivo passaggio dei mezzi pesanti che ha fatto fuggire la popolazione dai paesini dell’alta valle Stura. Il comitato pro Dav s’informi sulle dinamiche dello spopolamento delle valli contigue, che di camion non ne hanno proprio e si accorgerà che i motivi sono gli stessi, ben altri, e che occorrono, appunto, più “larghe vedute” per afferrare il nocciolo del problema. Ci sono approfonditi studi che spiegano in modo esauriente e dettagliato proprio queste dinamiche, come potrebbe essere, tanto per citarne uno, la tesi di laurea del prof Werner Bazing, corredata di grafici e dati, che potrebbero aiutare a chiarire meglio il problema dello spopolamento.
Il problema del traffico tuttavia rimane: ma per quale motivo una risorsa della natura come l’acqua debba andare ad arricchire i proprietari di una sola azienda, che tra l’altro promuove un progresso non più sostenibile,che genera problemi a tutta la popolazione, provocando pure disagi di cui dobbiamo farci carico tutti, questo proprio non riesco a capirlo.
Forse perchè dà lavoro? Ma non l’abiamo già vissuta mille volte questa balla? che genere di lavoro cerchiamo per i nostri figli? Il tecnico manutentore di macchinari di imbottigliamento oppure il carrellista sottopagato? Oppure qualcosa legato al territorio, che possa portare, non dico troppi soldi, ma un impiego con qualche piccola soddisfazione, che possa permettere loro di sentirsi, perlomeno minimamente realizzati?
I tedeschi, da anni cercano per le loro vacanze posti come questi, non troppo sfruttati, antropizzati. Ne hanno piene le tasche di quella rimini montana rappresentata dal Trentino. Esiste una terza via tra la val di Susa e Bolzano?
Crede davvero, il comitati proDav che una strada in più porterà più turisti, più soldi e finalmente più benessere? E’ questo che vuole?
Dia un’occhiata ai paesi della bassa valle in crescita demografica: Gaiola e Roccasparvera si trovano a cinque, sei chilometri dalla “civiltà”. il primo in particolare (il mio paese) ha tutto: dalla farmacia alla parrucchiera, posta e banca. Sembrerebbe un luogo idilliaco. La realtà è che lentamente, inesorabilmente, si stanno trasformando in quartiero dormitorio. Fino a pochi anno fa avevano il record della crescita demografica. (Gaiola credo il record italiano in proporzione agli abitanti).
Ebbene, questo non ha impedito lo sfaldarsi delle vecchie strutture sociali, delle antiche e secolari tradizioni. Oggi persino i figli di quelli che giocavano insieme da bambini non si conoscono. Non c’è più un tessuto sociale (stanno morendo le pro-loco e la chiesa come catalizzatore, è in agonia)ed è in formazione una sorta di uomo nuovo più solo e triste forse, ma anche più libero, che non necessita di maggiori prodotti ed infrastrutture per favorire chi li produce, ma di comunicazione. Non necessita di infinite declinazioni di acqua in bottiglia offerte in più o meno improbabili confezioni “ecologiche”, ma di contatti, spazio e tempo: necessita di natura e di una valle che gliela sappia offrire.
Il mondo sta cambiando ed è difficile afferrare quello che sta avvenendo, ma con un po’ di attenzione ci si accorgerà che i nostri ragazzi sono alla ricerca di questo. Del silenzio del legno. L’acciaio, il cemento, prodotti di cui è ghiotta la Cina, per la nostra parte l’abbiamo già consumato. E’ ora di cambiare strada.
Scusate se mi inserisco, visto che sono un villeggiante.
Dato che sembra che il problema maggiore sia il traffico legato al trasporto dell’ acqua minerale, non sarebbe più semplice e infinitamente meno costoso fare una condotta dalle sorgenti a, per esempio, Piano Quinto, dove potrebbero fare l’ imbottigliamento.
A quel punto si potrebbe vietare il traffico pesante transfrontaliero e quindi rendere il problema dei tir quasi inesistente senza spendere e senza fare danni ambientali.
Saluti