sabato, Aprile 18, 2026

Direttiva Porkenstein


Premessa: Europa?
Siamo in Europa, evviva, anche se forse ancora per poco. L’Europa nasce formalmente come comunità economica nel 1957 proprio a Roma. Nasce sotto la foglia di fico di creare un’unica entità economica e promuovere la cooperazione per evitare degenerazioni militari di problematiche economiche (come per la prima e la seconda guerra mondiale), ma in realtà serve a spingere le mire espansionistiche delle multinazionali e quindi la deriva liberista delle economie nazionali europee e cioè la mercificazione di tutti i servizi prima e i beni comuni poi. Il trattato di Roma sarà modificato prima dal Trattato di Maastricht e poi dal famigerato Trattato di Lisbona (quello bocciato dai referendum francesi, olandesi, irlandesi ma comunque reso operativo). Il mercato comune è basato su quattro libertà fondamentali: libera circolazione delle persone (all’interno della CEE), dei servizi, delle merci e dei capitali.


Direttiva Bolkenstein
La direttiva Bolkestein, dal nome del Commissario europeo per il mercato interno della Commissione Prodi, formalmente direttiva 2006/123/CE, è la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione Europea che sancisce la libera circolazione dei servizi tra gli stati membri e la libertà di stabilimento delle attività economiche di servizi. La direttiva è stata recepita dall’Italia mediante il decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59.
Il processo di approvazione della direttiva è stato a suo tempo interrotto in seguito alle forti polemiche che sono nate intorno ad essa; in particolare, la direttiva è stata indicata come la prova di una deriva liberista e di sgretolamento dei diritti ottenuti dagli stati più avanzati che starebbe investendo l’Unione Europea. L’esempio classico è quello dell’operaio polacco: questi potrebbe arrivare a lavorare in Italia chiedendo lo stipendio polacco (come è successo in Svezia con una ditta lettone) e quindi creare una concorrenza sleale agli idraulici italiani che chiedono ovviamente di più.
Per rispondere a questi diffusi timori, il Partito Popolare Europeo ed il Partito Socialista Europeo, i due principali partiti del Parlamento europeo, hanno raggiunto un accordo su un testo di compromesso che elimina del tutto il principio del paese di origine, ed inserisce numerose eccezioni e protezioni per evitare ogni possibile riduzione della tutela sociale. Il nuovo testo distingue l’accesso ai mercati europei, che deve essere il più possibile libero e de-regolamentato, dall’esercizio delle attività di servizi, che devono essere quelle del paese di destinazione per non interferire con gli equilibri dei mercati locali. Vengono esplicitate numerose eccezioni prima ambigue, come l’esclusione dei servizi di interesse generale forniti dallo Stato, o il fatto che la direttiva si riferisce ai settori già privatizzati, e non riguarda la privatizzazione o l’abolizione dei monopoli. Oltre all’esclusione dei servizi di interesse generale, ovvero i servizi gestiti dallo Stato nell’ambito della sua politica sociale, viene aggiunta la possibilità di escludere alcuni servizi di interesse economico generale.
Direttiva Bolkenstein in Italia
Su cosa ricade la direttiva Bolkenstein? Sui taxisti, sui balneatori, sui mercatali, tra gli altri. I taxisti sembra siano stati stralciati dal recepimento della direttiva (con ovvia apertura di una procedura di infrazione europea), i balneatori cioè i proprietari di licenze per le spiagge hanno ottenuto prima una proroga delle licenze a 90 anni, poi a 40 anni, poi a 20 anni, su cui si è scatenata una marea di pro e contro. Alcuni ambientalisti hanno detto chiaramente che i lidi balneari sono beni demaniali e come tali dovrebbero essere a libero accesso (e su questo siamo d’accordo). E’ ovvio che i balneatori offrono diversi servizi (alcuni dichiarati regolarmente, altri no, come relazionato nella puntata di Report), tipo ombrelloni, sedie a sdraio, docce, ristoranti, bar e si deve capire se quello che pagano per la licenza d’esercizio è sufficiente o meno: sembra infatti che vedendo i fatturati quello che pagano per l’utilizzo del “bene comune” sia irrisorio e che soprattutto non garantiscono quella quota minima di spiaggia libera a tutti.
Per i mercatali la situazione è forse ancora diversa. Offrono un servizio molto importante, in contrasto con le multinazionali della Grande Distribuzione Organizzata, soprattutto nei mercati rionali e nei centri stroci. E’ vero che un conto sono i coltivatori diretti che vengono a vendere i propri prodotti nei mercati dei contadini, un altro i rivenditori dei Mercati Generali. Resta il fatto che anche loro, come i taxisti, hanno profumatamente pagato una concessione che si passavano di padre in figlio e ora si troverebbero a dover andare a gara subito con decadenza ogni 10 anni, senza riconoscere i diritti aquisiti del titolare uscente. Gare che verosimilmente vincerebbero le multinazionali. Con il recepimento della Bolkestein, infatti, le licenze per il commercio ambulante non saranno più esclusivo appannaggio delle imprese familiari, come accade oggi, ma potranno essere rilasciate anche alle S.p.A. e alle S..r.l. Sarà quindi concreto il rischio della costruzione di veri e propri monopoli a discapito dei piccoli commercianti, come del resto è avvenuto negli ultimi
anni per piccoli negozi a conduzione familiare. Ora la domanda politica è: Vogliamo che i supermercati oltre ai cubi di cemento di cui disseminano il territorio siano presenti anche sulla risorsa naturale limitata del suolo demaniale? Vogliamo creare altre migliaia di disoccupati (170.000 imprese con milioni di posti di lavoro) o precari al servizio dei supermercati? Se la risposta è no, dobbiamo capire come porci.
La Direttiva in Piemonte
La Regione con Cota, dopo aver fatto grandi promesse pre-elettorali (i mercatali dicono di aver fatto vincere loro Cota), ha partorito un disegno di legge sul commercio che prevede la proroga a 40 anni. Proroga che aprirebbe sicuramente un contenzioso con il Governo Italiano e poi una Procedura d’Infrazione Europea. Il disegno di legge è fermo nella melma dell’Aula, in cui nel collegato finanziario hanno infilato di tutto e di più (es. modifica legge sulla caccia) e presto inizierà l’assestamento di Bilancio.
Chiediamo alla Giunta Cota e all’Assessore Casoni (che ieri sul ponte da dove si è buttato un mercatale e altri 3 hanno minacciato di darsi fuoco si sono fatti sentire solo a voce) di inserire la proroga a 40 anni della concessione dei mercatali nel collegato alla finanziaria per approvarlo subito e ragionare poi sullo stralcio dei mercati generali dalla Bolkenstein a livello nazionale ed europeo.

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5 Commenti

  1. Grazie di avere parlato della Bolkestein – Porkestein con la consueta chiarezza, ma permetteteci di farvi notare che non avete trattato i balneari come le altre categorie, almeno nella conseguenzialità dell’esposizione. Anche i Balneari si vedono spossessati di legittimi diritti che hanno pagato profumatamente a vario titolo; anche loro corrono il rischio di creare centinaia di migliaia di disoccupati (che aumentano in modo esponenziale se si considerano le aziende dell’indotto, che attualmente servono il settore); anche loro vedono come estremamente concreta la possibilità di infiltrazione delle multinazionali e, peggio, delle mafie, con tutte le conseguenze del caso. Sono anche loro, i balneari, cittadini italiani che – considerando quanto è stato fatto per altre categorie, più attente e maggiormente tutelate (farmacisti, notai, servizi audiovisivi, giochi, scommesse e altro) – non sono stati trattati con la pari dignità ed uguaglianza stabilite dall’articolo 3 della Costituzione. Per non parlare della risoluzione in tronco dei contratti esistenti, cosa da terzo mondo. Quanto a Report, con tutti il rispetto per Milena Gabanelli, l’immagine che questa trasmissione continua a dare della nostra categoria è quella dell’anomalia e non certo della normalità. I canoni, per esempio, in molti casi sono così elevati da impedire la normale prosecuzione dell’attività aziendale. Pochi stabilimenti miliardari non costituiscono l’universo. In ogni caso, i canoni devono sempre essere integrati dal costo, non indifferente, dei servizi di pubblica utilità ai quali i balneari sono tenuti o che comunque svolgono di fatto: manutenzione, pulizia, monitoraggio e difesa dell’arenile; salvataggio, primo soccorso, servizio d’ordine in spiaggia. Quanto al fatturato, considerate che è gravato da un’IVA 20%, cioè un quinto dell’incasso dipende dall’entità di un’imposta incassata per conto dello Stato, importo che se ne va immediatamente, laddove bar, ristoranti e alberghi scontano il 10%. Il problema delle spiagge libere, poi, deve essere affrontato in modo più approfondito: rispetto alla situazione esistente, che tutti conosciamo, chi effettua la pulizia, la sorveglianza, il salvataggio e via di seguito? Nessuno. Sulle spiagge della Liguria sono morte recentemente otto persone che sarebbero state sicuramente in vita se avessero frequentato stabilimenti balneari che sono, con ogni evidenza, pubblici esercizi e che espongono una rosa di prezzi buoni per tutte le borse. Poi nessuno di noi si è mai tirato indietro quando esistano reali e conosciute necessità. Vogliamo regolamentare la questione? ridiscutere i canoni in modo logico e senza pensare di risanare il bilancio attraverso questa sola voce? non aspettiamo altro! Non ci interessano i 90 anni, ma una seria continuità aziendale si. Come è possibile lavorare e programmare a termine?
    Grazie per l’attenzione. Con sincera simpatia
    Comitato Balneari Liguria
    Giovanni Botta

  2. Caro Comitato Balneari, nella persona di Giovanni Botta, vorrei rammentarLe
    che l’anomalia in Europa siamo noi in Italia.
    La concessione dell’arenile in Europa esiste, ma a titolo espressamente provvisorio sono
    I comuni che gestiscono la costa le concessioni sono temporanee e amovibili,non esistono
    steccati, muri in cemento,pertinenze,e al termine della stagione vengono rimosse.
    La salvaquardia in mare sono gestite in Francia dai pompieri,in Spagna Portogallo dalla
    Croce Rossa.
    A riguardo dei posti lavoro nell’impresa dei balneari gli stessi sono temporanei 3/4 mesi
    annui, pochissimi sono a tempo indeterminato! Poiché’ lavorano nelle pertinenze(ristoranti
    Balere pizzerie ecct).
    Michele Torrente
    Consumatori Demanio Ambiente
    Regione Liguria

  3. Caro Comitato Balneari, nella persona di Giovanni Botta, vorrei rammentarLe
    che l’anomalia in Europa siamo noi in Italia.
    La concessione dell’arenile in Europa esiste, ma a titolo espressamente provvisorio sono
    I comuni che gestiscono la costa le concessioni sono temporanee e amovibili,non esistono
    steccati, muri in cemento,pertinenze,e al termine della stagione vengono rimosse.
    La salvaquardia in mare sono gestite in Francia dai pompieri,in Spagna Portogallo dalla
    Croce Rossa.
    A riguardo dei posti lavoro nell’impresa dei balneari gli stessi sono temporanei 3/4 mesi
    annui, pochissimi sono a tempo indeterminato! Poiché’ lavorano nelle pertinenze(ristoranti
    Balere pizzerie ecct).
    Michele Torrente
    Consumatori Demanio Ambiente
    Regione Liguria

  4. I balneatori la buttano sul numero di posti di lavoro a rischio causa Bolkenstein. Ma allora quanti posti saltano eliminando altri monopoli nei servizi? Se il movimento è antimonopolista nei programmi si deve mostrare coerente eliminando anche quello operato dai balneatori sul demanio. Non consentiamo alla loro lobby d’inquinare i nostri principi.

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