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Di Davide Bono
La partita della caccia nei parchi e quindi della sopravvivenza di una buona parte dei Parchi piemontesi nasce da un incrocio di veti tra sentenze della Corte Costituzionale, pressioni lobbystiche e poltronismo politico.
Andiamo con ordine. La Giunta Bresso approva il Testo Unico sulla Tutela delle Aree Naturali e della Biodiversità a giugno 2009, inventandosi le cosiddette “zone naturali di salvaguardia” (ZNS) che pone in gestione tutelata al pari delle Aree Protette (che chiameremo d’ora in poi “parchi” per comodità), pretendendo però di farvi cacciare liberamente. La Corte Costituzionale ovviamente strabuzza gli occhi e con sentenza 193/2010 ne dichiara l’illegittimità costituzionale: nei parchi da quando mondo è mondo non si caccia, se non in forma controllata per impedire il soprannumero e lo squilibrio ecologico.
La patata bollente passa allora alla neo-Giunta Cota a cui viene assegnata una deroga fino al primo aprile 2011 (un buon presagio?). Il testo della Giunta viene depositato a settembre, ma tra consultazioni varie, bilanci e finanziarie, giunge in Commissione lunedì 10 gennaio. Le scelte erano due, ovviamente antitetiche: far diventare le ZNS delle Aree Protette a tutti gli effetti, impedendovi la caccia oppure farle uscire del tutto dal novero delle aree tutelate. Indovinate cosa hanno scelto i nostri? Bravi, la seconda. Tutte le ZNS verranno stralciate dai Parchi e affidate ai Comuni, ovviamente con un bell’articoletto di legge che intima di continuare a perseguire finalità di tutela degli ecosistemi, di recupero naturalistico, di riequilibrio urbanistico-territoriale, di gestione della fauna equilibrata, di sviluppo delle potenzialità turistiche sostenibili dell’area protetta. Ma udite, udite, Casoni (Assessore ai Parchi) dixit: non vi preoccupate dei Comuni alla canna del gas pel Patto di Stabilità , tanto i loro piani regolatori passeranno dagli attenti occhi della Regione!
Ora non so voi ma io mi sono sentito raggelare: qui dicono che il MoVimento 5 Stelle sia un po’ diffidente, quindi non mi sono sentito di chiedere se un palazzo a dieci piani con un pascolo sul tetto è considerabile equilibrio urbanistico-territoriale, ma l’interpretabilità in politica è pericolosa!
Abbiamo ricevuto centinaia di osservazioni dagli enti gestori dei Parchi, dal WWF, da Pro Natura, dalla Lega Anti-Caccia ecc… E vogliamo subito sgombrare il campo da obiezioni anti-animaliste: non ne vogliamo fare una battaglia ideologica anti-caccia, visto che ognuno nel MoVimento ha una sua posizione (pur considerando la caccia al di là del controllo di specie e del procacciamento di cibo un’attività quanto meno barbara che ogni cacciatore dovrebbe provare a parti rovesciate almeno una volta nella vita). E’ stato avanzato che questo avvitamento legislativo derivi dalla pressione lobbystica dei cacciatori e dei produttori di doppiette: forse, anche, ma non solo.
Alla lettera b), del comma 5 dell’art. 33 si introduce infatti la caccia, pardon “gestione faunistica”, nelle Aree Protette a titolo oneroso. Cioè i cacciatori, pagando il giusto, saranno liberi di entrare nei Parchi e “gestire a modo loro la fauna”, sotto la diretta responsabilità e sorveglianza dell’Ente Parco e secondo i criteri definiti da un non meglio precisato Regolamento della Giunta che sostituisce la legge quadro regionale sulla caccia. Da sbellicarsi dal ridere se non fosse vero.
Il fatto è che Casoni ha capito (!) che i Parchi costano e non producono reddito. Tremonti e Cota gli hanno chiesto sacrifici e lui ha pensato bene di svendere metà delle Aree Protette, le ZNS, ai Comuni per farle fruttare secondo i crismi, manco a dirlo, dell’ossimorico sviluppo compatibile; di incassare soldi dalla “gestione faunistica” che sino ad oggi spetta ai Parchi. Provo a spiegargli che il senso letterale di “Aree Protette” significa porzioni di territorio, flora e fauna su cui si investe a fondo perduto per poterle preservare affinché continuino ad erogare servizi naturali (acqua, aria, cibo pulito) non monetizzabili ma dal valore inestimabile; che non si tratta di servizi pubblici che producono un gettito che tenta di pareggiare la spesa. Ma Casoni mi zittisce di slancio e dice: la Regione mette i soldi e vuole (deve) vedere ritorno. Tra cui soprattutto il controllo della gestione: per questo, come in una SpA, gli azionisti possono essere in maggioranza, ma l’amministratore delegato (cioè il Presidente del Parco) deve essere nominato dall’azienda (cioè la Regione). Chapeau.
Ma questa è la misura della politica odierna. Questi signori (destra, ma soprattutto la sinistra e i poteri forti presenti sul Panfilo Britannia) hanno privatizzato la moneta, le banche, le industrie e i servizi italiani, svendendoli per poche lire e consegnandoci un debito mostruoso e ora…chiedono ai cittadini di fare uno sforzo e di comprendere le politiche di tagli sui servizi e sul welfare.
Così l’unica via d’uscita è trovare il modo per far fruttare i Parchi piemontesi. Il MoVimento non contesta la possibilità di rendere più fruibili i Parchi piemontesi sul modello anglosassone, in cui sono visitati da migliaia di persone l’anno, e alcuni sono gestiti sul modello del Trust (tipo Fondazione di Partecipazione) per cui ogni membro partecipa sia con una quota capitaria/lavorativa che come socio alle finalità di preservazione dell’Area. Contestiamo la resa colpevole della politica che, non avendo idee su come gestire i Parchi unendo la preservazione alla fruizione, scarica l’onere di metà dei Parchi ai Comuni, affinchè ne facciano quello che possono.
E in tutto questo il centro-sinistra che dice? UDC, SEL, Fed. Sin, gruppi Bresso tacciono, il PD si azzuffa per i posti di sottogoverno: prima contesta la riduzione a 5 dei membri del consiglio di gestione degli Enti Parco (facendo finta di non sapere che lo chiede il collegato alla Finanziaria del 2010, il cosiddetto “taglia poltrone”), poi litiga affinchè il Presidente non sia nominato dalla Giunta, cioè da Cota. Gli Enti Parchi sono 14, per 7 facevano 100 poltrone. Il Presidente prende fino a 2500 € (ora 2250 € col taglio del 10%) al mese, più le spese delle trasferte, quindi più di un sindaco di un piccolo Comune, per “almeno” 3 sedute di consiglio l’anno. Desolazione completa. D’altronde le promesse elettorali di questa politica costano e bisogna sistemare i “compagni” di partito.
Casoni, conscio che gli emendamenti presentati in Commissione (un centinaio, di cui una quarantina nostri) ne impedirebbero l’approvazione tempestiva, convoca me e Taricco del PD, in seduta privata per trovare una possibile linea di incontro (cosa che francamente un po’ mi imbarazza): Taricco insiste un po’ sulle nomine e poi mi viene dietro (per fortuna!) sulla richiesta di salvare le ZNS, almeno quelle confinanti con Aree Protette e comunque lasciando decidere ai Comuni se mantenerne la gestione come Aree Protette o prendersele in carico, vincolanti però strettamente dalla Regione su cosa fare e cosa no. Sennò, che federalismo sarebbe?
Ovvio l’optimum sarebbe chiudere tutto questo, ennesimo, pasticcio politico, con un ammissione di colpe bipartisan e programmare da zero una gestione seria dei Parchi. Ma per far questo servono le risorse che la Regione ovviamente spende altrove (infrastrutture inutili, piattaforme logistiche inutili, centrali inutili, consulenze inutili, sperperi e ruberie).
Vi chiedo quindi: proviamo a costituire una massa critica di cittadini interessati a creare una Fondazione di Partecipazione per gestire ognuna delle Zone Naturali di Salvaguardia che rischiamo di perdere definitivamente? Cittadini disposti a versare una quota o prestare la propria opera per rendere fruibili dette aree e al contempo preservarle, evitando speculazione di qualsiasi tipo? Un Gruppo di gestione delle Aree Protette (GAP), con cittadini liberi, senza poltrone, sogno o son desto?
P. S. : se ne parla sul forum piemontese


L’idea ̮̬ buona, peccato che per accappararsi i voti dei cacciatori, la lega alla fine troverÃÆÃ ogni sistema per non farla fare (anche nello splendido caso in cui si riuscissero a trovare persone disposte a partecipare a tale fondazione…). Ma tentar, comunque, non nuoce.
Beh, se si ̮̬ a caccia di soldi, ̮̬ stupido estromettere le zns, visto che lungo il Po i parchi intascano gli oneri di escavazione piÃÆÃ¹ alti e senza le zns non li intascheranno piÃÆÃ¹
Buona idea, ma con la situazione attuale pensate sia attuabile?
In taluni casi rischieremmo di avere parchi di serie A ed altri di B. Certo tagliando un pÃÆÃ² di poltrone si potrebbero avere piÃÆÃ¹ risorse e magari piÃÆÃ¹ idee, visto che molti dei personaggi che stanno nei vari consigli non conoscono nemmeno il territorio del parco che ammiistrano… COMUNQUE NO ALLA CACCIA ..sia dentro che fuori dai parchi