
La risposta dell’assessore Riboldi al nostro Question Time conferma ciò che denunciavamo: sui professionisti sanitari iscritti nell’elenco regionale con titoli conseguiti all’estero non bastavano controlli formali, servivano verifiche sostanziali.
Dopo la condanna di un soggetto non abilitato, iscritto nell’elenco regionale e poi cancellato, la Regione dice di aver avviato controlli a tappeto sulle posizioni attualmente iscritte. Bene, ma la domanda politica è inevitabile: perché questi controlli arrivano solo ora? Perché si è dovuti arrivare a una vicenda giudiziaria per correggere un sistema che avrebbe dovuto garantire da subito sicurezza ai pazienti?
Prendiamo atto che la Giunta parla di verifiche presso rappresentanze diplomatiche, Ministeri della Salute dei Paesi di provenienza e istituti universitari esteri. Ma non accettiamo rassicurazioni generiche. Vogliamo sapere quanti professionisti sono iscritti, quante verifiche sono concluse, quante criticità sono emerse e quali provvedimenti siano stati adottati.
Ancora più grave è che la Regione annunci ora una nuova disciplina per il reclutamento temporaneo, con gli Ordini professionali e controlli sulla lingua italiana. Questo significa che il sistema precedente non era sufficiente, con una conseguente compromissione del diritto alla salute dei cittadini.
Noi pretendiamo una cosa semplice. Chi cura i cittadini piemontesi deve avere titoli veri, competenze verificate e requisiti certi per poter entrare in servizio. La salute pubblica non può vivere di autocertificazioni, deroghe e controlli tardivi.
Sarah Disabato, Capogruppo regionale M5S Piemonte

