
Cosa ha fatto il Comune di Torino?
Il Comune di Torino, lavorando lontano dai riflettori, ha istituito un “Tavolo permanente sul Software Libero (libero, non gratuito!) e sull’Open Data” con il compito di definire le linee di indirizzo su: sicurezza dei dati, privacy e sostenibilità degli strumenti digitali. Un tavolo a cui ha partecipato Richard Stallman, il più importante esponente mondiale del software libero (nonché uno degli ideatori del progetto GNU/Linux).
Ll’Open Source nelle Pubbliche Amministrazioni è un tema tanto importante quanto sottostimato, a tal punto da non essere mai entrato nell’agenda della Regione Piemonte se non negli atti proposti dal M5S. Ultimo di questi un emendamento a prima firma Valetti che istituisce un report annuale sulla spesa regionale in servizi informatici evidenziando l’utilizzo di software open source o meno.
Perché software libero e open source nella P.A.?
Il software libero permette alle Pubbliche Amministrazioni di accedere con maggiore sicurezza alla gestione dei propri dati e di non essere vincolate ad un solo produttore di software che per logiche di mercato vincola in modo chiuso alle proprie tecnologie rendendo onerosa qualsiasi variazione e aggiornamento dell’architettura delle informazioni e del software stesso.
Le PA dovrebbero chiedersi se sono loro a controllare il software o viceversa, non ci sono alternative.
Quali i vantaggi diretti per i cittadini? Innanzitutto la garanzia che i propri dati personali siano al sicuro e non possano essere utilizzati da aziende terze per fini che non sono quelli pubblici. Questo problema diventa importante quando parliamo di dati sanitari o qualunque informazione sensibile che mai andrebbe usata se non per fornire un servizio pubblico. Chi pensa di non avere nulla da nascondere ignora spesso il fatto che il solo possesso di informazioni significhi “potere”. Un buon motivo per cui è molto meglio che la Pubblica Amministrazione sia l’unica a poter trattare i dati personali dei cittadini e questo potere non vada invece ad aziende con interessi strettamente privati. Pensiamo ad esempio alle multinazionali che del trattamento e la vendita dei dati delle persone (pensavate davvero di poter usare tutti i servizi Google e di altri operatori senza pagare?) fanno il proprio business principale.
I vantaggi per la P.A., oltre al pieno controllo del software sono la possibilità di riutilizzarlo e modificarlo liberamente per rispondere pienamente alle esigenze delle varie amministrazioni. In questo caso il costo sarà quello della sola modifica (abbiamo un ente che già paghiamo per questo, il CSI Piemonte), e si risparmierebbero i costi di licenza che sono una delle spese più odiose nell’ambito del software cosiddetto “proprietario”.
La realtà regionale e la linea del M5S Piemonte
Le realtà delle amministrazioni pubbliche, purtroppo, seguono percorsi diametralmente opposti ai principi che abbiamo appena illustrato. Ogni ASL, ad esempio, gestisce le spese per il software e l’amministrazione di tutte le istanze informatiche e telematiche senza un minimo coordinamento da parte della Regione. Uno spreco di risorse che rende farraginosa e soprattutto, incontrollabile, l’importantissima partita della gestione dei dati.
Il M5S in Regione ha già dato battaglia per la distribuzione dell’Open Source nelle PA producendo numerosi atti. Ora chiediamo semplicemente di seguire l’esempio del Comune di Torino e di istituire un tavolo di coordinamento per il software libero anche in Regione, che non può abdicare al suo ruolo di coordinamento territoriale e dare finalmente il buon esempio a tutti gli altri enti locali minori.
Federico Valetti

