sabato, Aprile 18, 2026

LA LEGGE “AZZOPPA TURISMO” DEL PIEMONTE

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Il turismo in Piemonte è ormai una realtà affermata. Attraversa tutta la Regione, da Torino e provincia ai paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato tutelati dall’Unesco passando per le attrattive culturali e naturali del Piemonte nord occidentale. L’offerta e la domanda turistica sono senza dubbio cresciute negli ultimi anni. Sono stati fatti passi da gigante, tuttavia continua a mancare una regia unica in grado di coordinare e promuovere i tesori del nostro territorio.


La Regione Piemonte troppo spesso è rimasta a guardare lasciando invecchiare e diventare obsolete e poco efficaci le leggi in materia. Forse anche per questo che la Giunta Chiamparino ha deciso di modificare la normativa sulla gestione e la pomozione dell’accoglienza turistica. 

La nuova legge è stata approvata martedì 5 luglio dal Consiglio Regionale ed ha visto gli interventi dei consiglieri M5S Francesca Frediani, relatrice di minoranza, e Mauro Campo.  Una legge sostanzialmente inutile e per certi versi addirittura controproducente per il turismo piemontese. 
Nel concreto non risolve alcun problema agli operatori turistici del Piemonte, non contribuisce a rilanciare alcun patrimonio culturale e non crea le condizioni per valorizzare nuove attrattive, pur specificando di voler aggregare nel sistema della promozione ed accoglienza, anche i prodotti agroalimentari e le manifestazioni sportive. Una classica operazione da burocrati, lontani anni luce da coloro che vivono di turismo e vorrebbero continuare a farlo, magari facendo crescere la sua rilevanza. 
La nuova legge riforma le cosiddette ATL (Agenzie Turistiche Locali) prevedendo la trasformazione da Agenzie pubbliche  in consorzi pubblico – privati. Il rischio è quello di creare profonde disparità tra i soggetti che si consorzieranno con ATL e gli altri. Chi non pagherà per far parte dell’ATL sarà sostanzialmente ignorato dalla Regione Piemonte? Se così stanno le cose l’assessore Parigi dovrebbe dirlo chiaramente. I contributi, proprio per favorire l’ingresso dei privati, saranno erogati in misura proporzionale alle quote consortili detenute dalla Regione. Siamo almeno riusciti ad ottenere che le ATL non facciano diretta concorrenza alle agenzie di viaggio piemontese impedendo alle Agenzie la possibilità di vendere pacchetti viaggio. 
Le ATL saranno coordinate da un ennesimo baraccone denominato DMO – Destination Management Organization Turismo Piemonte, tutto da definire attraverso provvedimenti di giunta, frutto della fusione tra Sviluppo Piemonte Turismo e Istituto per il Marketing dei Prodotti Agroalimentari del Piemonte. 
A ciò s’aggiunge un’altra scatola vuota: l’Osservatorio turistico. Insomma, chi osserva e valuta fa parte dello stesso organismo che dovrebbe giudicare. Non ci sembra certo un esempio di imparzialità. A nostro avviso tale incarico dovrebbe spettare ad IRES Piemonte (Istituto Ricerche Economico Sociali), recentemente riordinato, che avrebbe tutti gli strumenti per svolgere questo compito.   
Altre carenze della legge riguardano una programmazione a cortissimo respiro, appena annuale; l’assenza di misure per combattere l’abusivismo ed il mancato coinvolgimento di tutti gli operatori del settore turistico, compresi quelli del turismo agroalimentare e sportivo. 
In sostanza questa nuova legge è un buco nell’acqua. Non c’è nessuna riorganizzazione, nessuna idea nuova, è solo un modo per nascondere una realtà ormai evidente a tutti: i fondi regionali per il turismo sono sempre di meno e, con questa legge, a rischio di arbitraria destinazione. Intanto la Regione continua a sprecare risorse, come ad esempio quei 366 mila euro destinati alla partecipazione ad Expo. Soldi che avremmo volentieri investito per le realtà turistiche piemontesi invece che per un evento inutile e oggetto di interessi mafiosi.
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