Presso l’ospedale di Susa (TO) oggi è stato avviato l’iter iniziale di smantellamento del punto nascite che, stando agli orientamenti dell’ASL To3, dovrebbe concludersi con la realizzazione di un day service di area materno-infantile.
Da oltre due anni questo punto nascite viene costantemente messo in discussione fino alla mannaia di Saitta rappresentata dalla DGR 1-600 che prevede la chiusura del punto nascite entro dicembre 2016. Se dunque c’è ancora un anno di tempo, perché in fretta e furia si decide di avviare la chiusura del servizio?
Peraltro lo stesso sottosegretario alla Sanità Vito De Filippo, poco tempo fa rispondendo ad un’interrogazione parlamentare, ha chiaramente auspicato l’aggiornamento di requisiti e standard ospedalieri per i punti nascite con meno di 500 parti all’anno di territori montani e aree disagiate. Inoltre, tra gli standard di sicurezza si prevede la quota massima del 15% dei parti cesarei.
A fine luglio abbiamo presentato in Consiglio regionale, e siamo in attesa di discuterlo, un ordine del giorno in cui si prevede l’impegno da parte dell’assessore e della Giunta a chiedere presso le sedi competenti la revisione degli standard ospedalieri e conseguentemente della DGR 600. Inoltre la prossima settimana in Commissione sanità sarà discussa una mozione a 5 stelle che propone in via sperimentale la conversione dei punti nascite con un limitato numero di parti in centri specializzati per il parto naturale, in via di diffusione nel resto d’Italia per non lasciare sguarniti territori marginali. Dunque la partita dei punti nascite in aree disagiate e montane è tutt’altro che chiusa. Saitta ne prenda atto e si regoli di conseguenza, magari ascoltando un po’ di più le proposte del territorio e dell’opposizione.
Stefania Batzella, Consigliere regionale M5S Piemonte

