Vorrei ricordare a Silvio Viale, che condivide la scelta di sopprimere il punto nascite di Susa (TO), come il calo dei parti sia frutto dei protocolli restrittivi introdotti dall’Asl To3 che hanno determinato la perdita di centinaia di parti all’anno. Tutto ciò ha creato un clima di confusione e disaffezione tra la popolazione femminile nei confronti del reparto. Si può quindi affermare che si tratta di una chiusura quasi preannunciata, nonostante le continue manifestazioni da parte del Comitato donne e di numerosi cittadini della Valle. Infatti a Borgosesia (VC), presidio in cui nel 2012 venivano effettuati circa 400 parti, grazie all’investimento di capitale umano nel servizio si è superata l’asticella dei 500, cosicché oggi è l’unico punto nascite che viene mantenuto in un presidio ospedaliero non sede di DEA. A Susa si è scelta invece un’altra strada, favorendo ancora una volta la mobilità passiva.
Le madri di questo territorio non hanno smesso, all’improvviso, di fare figli. Al contrario sono state invitate a rivolgersi ad altri ospedali, in particolare a quello di Rivoli.
I numeri, prima di queste folli decisioni dei vertici Asl, giustificavano il mantenimento del punto nascite. Infatti fino al 2012 il numero dei parti si aggirava intorno ai 430 – 440 annui. Successivamente l’Azienda sanitaria ha iniziato a indirizzare le partorienti verso l’ospedale di Rivoli determinando una sensibile riduzione. Le responsabilità di questa situazione sono dunque dell’Azienda sanitaria che attraverso un’operazione mirata ha ridimensionato il punto nascite di Susa.
Infine, a differenza di quanto sostiene Viale, le interruzioni volontarie di gravidanza vengono effettuate a Susa e non nei presidi sanitari di Avigliana e Rivoli.
Stefania Batzella, Consigliere regionale M5S Piemonte
componente Commissione sanità
Davide Bono, Consigliere regionale M5S Piemonte
vicepresidente Commissione sanità

