martedì, Luglio 21, 2026

Moneta Complementare Pubblica

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E sin qui, niente di nuovo. Sono anni che si parla di monete complementari, si sono fatte centinaia e centinaia di esperienze nel mondo, alcune ormai consolidate come il Wir in Svizzera, e ben 38 (!) sono state mappate in Italia.
Anni fa realizzai che senza comprendere i meccanismi macroeconomici, finanziari e monetari eravamo destinati a fallire sia come singoli che come nascente movimento politico che, infine, come popolo. E per questo mi sono buttato a capofitto a studiare la meteria, su libri, tra cui Moneta Locale di Peter North, e spesso su internet, nel poco tempo disponibile, sfruttando la rete di contatti M5S, tra cui il gruppo facebook autodefinitosi “Economia a 5 stelle”, da cui è nato anche un sito non ufficiale.


Durante le elezioni nazionali il M5S ha mantenuto una posizione interlocutoria su uno dei temi più caldi della crisi economica, cioè rimanere o no nella moneta unica euro. Grillo ha detto più volte che si sarebbe dovuto fare un referendum consultivo, anche a seguito del sondaggio del 2011 che ha visto stravincere i favorevoli. Molti analisti, tra cui l’attuale addetto stampa del Senato M5S, Claudio Messora, sottolineano che sarebbe impensabile fare oggi un referendum sull’euro, sia da un punto di vista normativo che da un punto di vista economico. Ma è ovvio che si intende dire che dovevano essere i cittadini a decidere su un tema così importante negli anni ’90, dopo adeguata informazione; e questa informazione, su pro e contro della moneta unica, tuttora manca del tutto, blog di Grillo a parte: es. qui.
Diversi economisti hanno infatti chiarito come l’unione monetaria sia stata una mossa del tutto sbagliata in assenza di quella che si definisce “un’area valutaria ottimale” (cioè con diverse regole lavorative, previdenziali, lingue, usanze, inflazioni reali), e che ha portato le conseguenze che erano già prevedibili cioè l’arricchimento di alcune nazioni a scapito dell’impoverimento degli altri per via di uno sbilanciamento commerciale non compensato da adeguati trasferimenti fiscali (un po’ come succede da 150 anni tra sud e nord Italia), il cosiddetto ciclo di Frenkel, e quindi indebitamento estero, soprattutto privato, e non tanto pubblico, come ci spiegavano già due anni fa Bagnai e Voci dall’estero; altri però segnalano che ciò non basta, in quanto servono anche politiche pubbliche, una Banca centrale “prestatrice di ultima istanza”, insomma la sovranità monetaria.
A seguito di questa messe di informazione “non-mainstream” si è creata la classica contrapposizione di stampa tra quelli “che vogliono uscire a tutti i costi dall’euro” e quelli “che vogliono restare a tutti i costi nell’euro”. Se è vero che tra gli ultimi, molti sono conservatori e reazionari o semplicemente ignoranti che vogliono mantenere lo status quo, io credo che tali contrapposizioni sono assolutamente da evitare perché vengono poi strumentalmente utilizzate per non far capire nulla ai cittadini.
Insomma, devono essere spiegati nei minimi dettagli pro e contro di rimanere nell’euro a queste condizioni o di uscirne, ed elencare tutte le possibili alternative.
Di sicuro bisogna cambiare la situazione attuale: la mancanza di moneta, di liquidità, la riduzione dei prestiti bancari, l’indebitamento degli enti pubblici e l’obbligo del pareggio di bilancio, l’aumento della tassazione oltre l’accettabile, i tagli ai servizi pubblici, la diminuzione dei redditi, la crisi occupazionale stanno rendendo precarie le vite di sempre più italiani, dopo anni di stabilità e di benessere crescente.
E di questo la politica si dovrebbe occupare con delle proposte solide e credibili: il Pd non ne ha e si aggrappa a futuri segnali di “ripresa economica” (basta ascoltare un Fassina, responsabile economia del Pd e viceministro), mentre il Pdl e la Lega ne parlano senza mai concludere nulla. L’M5S ci lavora da un bel po’: non a caso oggi alle 16 ci sarà alla Camera il primo di una serie di convegni tematici, di cui potete seguire la diretta qui.
Le possibili soluzioni sono molteplici: c’è chi dice che va bene così, basterebbero solo più controlli dei furbetti che evadono e rubano, con redistribuzione della ricchezza reale del paese (alcuni ammoniscono che la redistribuzione non cambia la situazione macroeconomica disastrosa del paese); chi dice che ci vuole “più Europa, con maggiore redistribuzione tra popoli del nord e del sud” (come se non ci siamo riusciti sinora e siamo sottomessi alla Germania?); chi dice, infine, che bisogna uscire dalla moneta unica euro, per poter di nuovo far fluttuare le diverse valute nazionali in relazione alla propria competitività e capacità produttiva e di export (alcuni ammoniscono che le ricadute non sarebbero poche; ma quanto peggio del rimanere dentro la rete di austerità e deflazione salariale?).
Una proposta meno di rottura, rapidamente attuabile e che potrebbe temporaneamente alleviare diversi problemi italiani, sarebbe quella di affiancare alla moneta unica euro, una moneta nazionale parallela, una moneta insomma “complementare”, gestita dallo Stato, cioè noi.
Nel mio piccolo di una Regione dove se non ci fosse stato l’anticipo di liquidità statale di 3 miliardi del DL35 saremmo già falliti, ho deciso di capire se ciò sia possibile realmente e quali conseguenze potrebbe avere sull’economia ed il bilancio finanziario. Per questo già dal 2012 ho chiesto l’aiuto di più esperti, ed in particolare a Francesco Bernabei, con cui mesi addietro ho attivato il “Progetto Moneta Complementare”.
Le prime risultanze le trovate nel “Libro Verde” da cui scaturirà un “Libro bianco” e una proposta da portare in Regione e, perché no, a Roma.
Nelle prossime settimane approfondiremo insieme l’argomento.
Per info: mcp@piemonte5stelle.it

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