Ben vengano gli investimenti in ricerca e innovazione, ma prima di gridare al successo, valutiamo le ricadute occupazionali ed economiche a distanza. Resto infatti scettico sulle possibilità di rifornimento di biomassa per la produzione della bioraffineria.
Nel progetto originale si parlava di tonnellate e tonnellate di Arundo Donax, la canna comune, da piantarsi nei terreni incolti e aree marginali. Ma per rifornire adeguatamente la bioraffineria bisognerebbe sostituire le risaie vercellesi con canneti. Quindi anche se non si usano colture destinabili all’alimentazione umana si rischia di sottrarre comunque terra destinabile a coltivazioni edibili.
Davide Bono Consigliere regionale MoVimento 5 Stelle Regione Piemonte

