Con una pervicacia, ostinazione ed arroganza incomprensibile la Giunta Cota anche con il nuovo Assessore alla Sanità, Cavallera, procede a compiere “procedure di razionalizzazione” che in realtà non fanno risparmiare nulla, ricadono sulle spalle dei lavoratori e peggiorano il servizio pubblico.
Questa volta tocca, nuovamente, al 118. Prosegue sotto traccia la volontà di creare l’azienda unica del 118, forse per creare nuovi posti dirigenziali, con la falsa pretesa di mettere a riparo il proprio organico. Danilo Bono, responsabile del 118, dice che ora il personale sarebbe a rischio di “richiamo” da parte della propria Asl per coprire gli spazi lasciati vuoti dal blocco del turnover, dovuto al tetto di spesa imposto dal Piano di Rientro a Roma. Insomma il gioco delle tre carte.
Alle Asl manca personale per svolgere le proprie funzioni? Scorporiamo il personale del 118, in modo che almeno questo sia sicuro. Seguendo questa logica, ragionando per assurdo, ogni primario potrebbe “blindare” il suo personale a scapito degli altri. Il tutto ricade sulle spalle dei lavoratori che, dipendendo da una nuova Asl, ed essendo obbligati ad entrare tramite nuovo bando, potrebbero non solo vedere peggiorare il loro salario (es. Biella dà un salario accessorio di 100 euro), ma soprattutto potrebbero perdere la possibilità di optare, ad un certo punto della propria vita lavorativa, per rientrare negli organici dell’Asl di propria residenza. Non è infatti pensabile di fare il medico o l’infermiere di 118 per tutta la vita (turni, stress, lucidità…).
Si persegue così la logica della mobilità volontaria inter-aziendale (altro che lavoro di prossimità o telelavoro!) magari nella logica di potersi liberare dei professionisti più avanti negli anni e più competenti, puntando su professionisti più giovani e più “malleabili”. Per questo mi unisco al coro di sindacati per chiedere che, al posto del bando, venga fatto il semplice comando dei dipendenti dall’Asl alla Centrale Operativa/Dipartimento Interaziendale del 118 o la semplice convenzione come già avviene nell’Azienda unica del 118 della Lombardia.
Per approfondire il tema, chiederò subito alle Asl i dati degli ultimi 10 anni riguardanti dipendenti in comando al 118 o altri servizi pubblici per cui l’Asl abbia fatto richiamo, non su richiesta diretta del lavoratore. È chiaro che il problema vero è il blocco del turnover e delle assunzioni che precipita la sanità piemontese in una guerra tra poveri.
A Roma spetta l’aumento delle risorse, a Torino il giusto utilizzo.
Davide Bono – Consigliere regionale MoVimento 5 Stelle Piemonte
Ufficio Stampa gruppo consiliare regionale MoVimento 5 Stelle 347-1498358

