“All’ultimo posto in Europa nella spesa in cultura e al penultimo nel finanziare l’istruzione, tra i primissimi invece quando si tratta di pagare gli interessi sul debito pubblico.” Si apre così l’articolo de Il Sole 24 Ore intitolato “Italia in coda per gli investimenti” del 7 aprile 2013.
Facciamo il punto della situazione della cultura in Regione Piemonte.
Le assegnazioni di risorse complessive alla cultura in Piemonte sono passate da oltre 100 milioni di ai 42 milioni del 2012, nell’idea malsana che la spesa pubblica per il comparto cultura sia un qualche cosa di inutile, un sostegno a una coorte di scansafatiche, saltimbanchi e giocolieri. Il comparto cultura è fatto di lavoratori come qualunque altro settore che hanno una finalità molto precisa ed importante: quello di promuovere il mantenimento e l’implementazioni di saperi, usi e costumi, di ampliare la conoscenza, la sensibilità e dunque creare i presupposti per una coscienza civile e la socialità di un popolo. Se muore la “cultura”, rimane solo l’alternativa del mondo preconfezionato ad uso e consumo della televisione, dei centri commerciali e della pubblicità.
Per sanare la situazione, più di un anno l’M5S con i consiglieri regionali di opposizione (e qualche mosca bianca della maggioranza) avevano proposto di allocare in maniera costante circa il 20% del gettito ottenuto dall’addizionale regionale IRPEF al comparto cultura (circa 42 milioni di euro). La proposta passò a maggioranza e venne messa a bilancio la destinazione d’uso.
Ma nel momento in cui bisognava elargire questi fondi a seguito delle richieste di contributo da parte degli operatori culturali, sono saltati fuori gli immancabili “debiti pregressi”, richiesti dai grandi operatori del settore (Teatro Regio, Stabile ecc…)
Questo ha comportato il rifiuto delle domande di richiesta di contributo alle più piccole realtà che hanno sempre vissuto di questi fondi. Infatti sono stati annullati tutti gli stanziamenti inferiori a 5.000 €, mentre chi li ha ricevuti ha percepito il 50% subito, mentre il restante sarà spalmato in 3 anni.
La richiesta di contributo va fatta a seguito di spese sostenute ed allegate alla relativa domanda quindi l’erogazione viene fatta sulla base di quanto sostenuto precedentemente. Se questo settore di punto in bianco smette di ricevere contributi, molti sono costretti o a chiudere i battenti o a indebitarsi con le banche, sino al punto di mettere a pegno le proprie case.
Si è costituito subito un Comitato di operatori del settore chiamato “Emergenza Cultura” che ha decido di coinvolgere tutti i consiglieri, senza distinzioni di schieramento, che è arrivato alla conclusione che l’unica possibilità fosse quella di istituire un “Tavolo Tecnico” per discutere e definire, insieme ai consiglieri e all’Assessorato, le priorità e le scelte.
Classicamente i contributi vengono assegnati dall’Assessorato in maniera discrezionale o, peggio, sulla base di clientele e amicizie. Di più, tendenzialmente il mondo della cultura di Torino, il cosiddetto “salotto buono”, viene privilegiato nettamente rispetto al resto della Regione. E ancora, vengono privilegiate le grandi istituzioni e associazioni, tipo appunto Regio, Stabile, Agis, rispetto alle piccole, le quali chiedono contributi minimali, ma fanno un lavoro più distribuito e diffuso sia fisicamente sul territorio che dal punto di vista di “approccio culturale”, garantendo un’accessibilità insomma anche alle periferie e alle marginalità sia economiche, che socio-culturali che sicuramente non vanno al Teatro Regio a vedersi un’opera lirica.
L’Assessorato pensò di introdurre “bandi di gara” per l’assegnazione dei contributi ai quali noi ci siamo opposti fermamente fin da subito. Questo poiché la valutazione di una qualunque opera culturale non può essere condizionata da una logica del “massimo ribasso” su dei desiderata, uscendo dall’angusto spazio degli appalti. L’Assessorato ha poi ripiegato su una serie di criteri (qualità e rilievo, sostenibilità economica,comunicazione e new media) a cui doveva essere dato un punteggio, che però, a nostro giudizio, erano ancora molto discrezionali e, soprattutto, non potevano essere applicati retroattivamente all’anno in corso, per il quale le domande di contributo erano già partite. Il tavolo di lavoro ha fatto passare questa linea che è stata votata ieri all’unanimità.
La nostra proposta per il 2014 sarebbe quella di istituire annualmente un gruppo di “esperti” del settore estratto a sorte da un albo creato ad hoc che valutino in base alle contingenze culturali, turistiche e commerciali del momento i progetti, magari affiancando una piattaforma di voto online sul sito della Regione che valorizzi i progetti, unitamente ovviamente al riscontro oggettivo e storico dei “biglietti” venduti..

