sabato, Aprile 18, 2026

Ferrovie in Piemonte: da Cavour a Cota


di Davide Bono
Il Piemonte è (o era?) la Regione con più chilometri di ferrovia in Italiaoltre 1800 km, con quasi 20 milioni di treni*Km/anno e 200 mila viaggiatori trasportati quotidianamente, frutto degli investimenti e della lungimiranza di Cavour
Dicevo era, perché la Giunta Cota, soffocata dai tagli di Roma, accolti da Pd, Pdl e Udc in garrulo ossequio ai folli diktat europei (meccanismo di stabilità europea et similia) e dall’inefficienza politica, ha tagliato 12 linee ferroviarie (più 2 su cui sta testando l’aumento dell’utenza a seguito della soppressione delle corse bus contemporanee) per un totale di 483 km, pari al 25% della rete. Si tratta di oltre 13 mila passeggeri, cioè circa 28 passeggeri per km, un dato basso se paragonato ai passeggeri/km della Torino-Milano o della Torino-Genova, ma spiegabile dal contesto oro-geografico (aree collinari, montane o marginali), dove il treno è un servizio essenziale. E non si può pensare di paragonare il costo del viaggio su treno con quello del bus (in genere pari a 5-10 volte), bensì si deve ridurre il costo del treno con linee moderne, efficienti e con un’offerta di primo livello che attragga nuovi utenti.


Un esempio in questo senso ci è stato dato nell’incontro dei pendolari piemontesi a Roasio (VC), con la storia della ferrovia in Val Venosta, la Merano-Malles, abbandonata negli anni ’90 e ripresa nei primi anni duemila sotto la supervisione diHelmuth Moroder, ex dg del Comune di Bolzano.  In Val Venosta, sulla tratta di proprietà della Provincia, hanno investito 120 milioni di euro per lavori di manutenzione e nuovo materiale rotabile (circa 2 milioni a km che è pochissimo se pensiamo ai costi per le strade); le stazioni sono gestite dai Comuni così che vi sono minori costi e più attenzione; le corse sono almeno ogni 45 minuti con 17 fermate per poco oltre 60 km; siamo arrivati da stime minime di 1,5 milioni di passeggeri per renderla remunerativa a oltre 2,3 milioni di passeggeri, con saturazione dell’offerta (attraendo un 41% di persone che avrebbero usato l’auto privata, un 38% che avrebbe usato il bus ed un 16% che non avrebbe viaggiato). Con un costo di 8 €/km, grazie alla riduzione del personale presente sul treno fino al solo macchinista, mentre le nostre linee costano 15 €/km, taglieggiate così dalla concorrenza dei bus di aziende private che sono pagate 2-3 €/km. La cosa interessante è che si è stimato, grazie alla pubblicità della Provincia, un aumento di 200 mila pernottamenti di turisti svizzeri che per un costo di 110 € al dì medio, ha comportato un ingresso di 22 milioni di euro, con le cui tasse si ripaga tutto il costo di gestione annuale della ferrovia, tralasciando i biglietti che divengono un utile!
Da qui il modello viene copiato dalla Val Pusteria e si pensa di estenderlo altrove in Trentino. D’altronde è quello che succede dal 1923 nella ferrovia “vigezzina” che collega Domodossola nel nord Piemonte con Locarno in Svizzera, con numerose fermate, utilizzata sia come mezzo turistico che come mezzo di massa, più comodo dell’autovettura privato.
La Regione Piemonte invece, incassando un risparmio di 6,6 milioni di euro dai tagli delle linee e altri 4,9 dalla riduzione delle corse di sabato e domenica (obbligando così ad utilizzare l’autovettura privata nel tempo libero), per centrare quellariduzione del 10% sul ferro imposto da Roma, sta predisponendo i bandi di gara per solo 3 delle 12 tratte sospese o in sperimentazione e cioè la Novara-Varallo, la Vercelli-Casale e la Torre Pellice-Torino, sperando di trovare un privato (Veolia o il bistrattato Arena?) che però si faccia carico anche del trasporto su gomma della stessa area, trasformato in sistema di adduzione-integrazione. Cioè, come diciamo, da sempre, mezzi su gomma che che raccolgano l’utenza perifierica, portandola alla fermata ferroviaria più vicina, in coincidenza per i treni delle principali direttrici.
Meglio tardi che mai. Questi bandi andranno in aggiudicazione a dicembre 2013 (speriamo non deserti visto la proposta della Giunta di mettere un tetto al 50% del costo di quanto pagato sino ad oggi a Trenitalia), nel frattempo ci sarà da barcamenarsi con i bus, mentre per le altre 9 linee nulla si sa di preciso.
Per anni centrodestra e centrosinistra e prima socialisti e democristiani da cui i primi derivano, si sono mangiati i nostri soldi, con cui avremmo potuto fare dell’Italia un paese efficiente, tecnologico, all’avanguardia. Ora invece siamo con le pezze al culo e ci tocca correre ai ripari.
Con che faccia si candideranno il prossimo anno alle nazionali e con che stomaco qualche italiano li voterà ancora?

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