martedì, Luglio 21, 2026

Inceneritore di Torino: incidenti e giochi di potere


di Davide Bono

Il MoVimento 5 Stelle ha nel suo programma nazionale la rinuncia totale agli inceneritori, ed anche noi abbiamo più volte ribadito quanto sia dannoso proseguire nella scellerata pratica dell’incenerimento dei rifiuti e nella distruzione delle risorse, sia per quanto riguarda gli aspetti economici che – soprattutto – per la salute. Invece, Bersani, dopo aver perso Parma anche per l’inceneritore, insiste per costruirne altri.

Le normative pongono ai primi posti nella gerarchia della gestione dei rifiuti la prevenzione, la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero di materia, ed una recente risoluzione del Parlamento europeo ha ribadito che nell’ambito dell’efficienza nell’impiego delle risorse – la Commissione europea dovrà emanare entro il 2014 provvedimenti atti ad abolire entro la fine di questo decennio l’incenerimento dei rifiuti riciclabili e compostabili, secondo la corretta gerarchia da anni stabilita e con l’obiettivo di ridurre i rifiuti residui fino a zero.
La nostra attività sia a livello istituzionale che sul territorio è di sostegno a tutte le iniziative legittime e democratiche che possano bloccare la costruzione e la messa in esercizio degli impianti, a partire dalle petizioni in corso contro l’inceneritore di Torino/Gerbido (con più di 6 mila firme consegnate per Torino, ma che prosegue per i Comuni della Provincia) e contro l’inceneritore del quadrante BI-VC-VCO-NO, fino al ricorso pendente al TAR del Piemonte contro l’impianto in costruzione al Gerbido di Torino. In parallelo portiamo avanti campagne di informazione e di proposta riguardo le alternative messe in atto dalle amministrazioni più virtuose, attraverso scelte che vanno in direzione della strategia Rifiuti Zero entro il 2020, e stiamo lavorando per la redazione di un piano regionale che vada in tal senso.
Per quanto riguarda l’inceneritore più grande in previsione, quello alle porte di Torino che dovrà bruciare almeno 421 mila tonnellate all’anno di rifiuti e spargere i suoi veleni su circa 1,5 milioni di abitanti del capoluogo e dei Comuni limitrofi, il quadro già preoccupante è aggravato da tutta una serie di circostanze concomitanti.
Tanto per cominciare, il cantiere del Gerbido non è immune da una delle annose piaghe nazionali: gli incidenti sul lavoro. I morti assommano a 2 finora, ed i feriti gravi ad altrettante 2 persone, anche se per quanto riguarda gli incidenti non mortali è più difficile che trapelino informazioni.
A seguito del primo incidente mortale, avvenuto il 3 marzo 2012, chiedemmo che gli organi preposti indagassero sulle procedure di sicurezza, attirandoci gli strali di Bruno Torresin, l’amministratore delegato di TRM, l’azienda a capitale (per ora) interamente pubblico che ha avuto l’affidamento “in house” per la progettazione, la costruzione e la gestione dell’impianto.
Peccato che dopo il secondo incidente, quello avvenuto il 31 marzo e che costò la vita a Cosimo di Muro, caduto da un altezza di 40 metri insieme a due colleghi che si sono salvati nonostante le gravi lesioni riportate, con la stessa dinamica del primo incidente, sia stato lo stesso Torresin a chiedere che la Magistratura indagasse.
Così è avvenuto, poiché il pm Raffaele Guariniello ha avviato un’inchiesta, e tredici persone (tra le quali lo stesso Torresin) sono state iscritte nel registro degli indagati per omicidio e lesioni.
Noi confidiamo che la Magistratura possa accertare eventuali responsabilità, ed auspichiamo che tra le cause degli incidenti non ci siano elusioni di misure di sicurezza e carenze nella formazione del personale dovute ad un’eccessiva fretta nell’ultimare i lavori, alla luce dei probabili futuri assetti societari.
Infatti, la delibera “Riordino del Gruppo conglomerato Città di Torino” ha disposto la cessione a privati di quote (oltre che di Gtt ed Amiat) anche di TRM, il cui valore è stato stimato in circa 220 milioni di euro. Dal 40% ipotizzato inizialmente si è arrivati fino all’80%, ed in questi giorni è in atto un tira e molla tra i soggetti (tutti ricompresi nell’area PD – ex DS) che hanno fortemente voluto la costruzione dell’inceneritore, Comune di Torino da una parte e Provincia dall’altra, per stabilire la quota da cedere ai privati.
La querelle in atto non ci appassiona più di tanto, anche perché siamo convinti che in ogni caso il socio privato, che per legge dovrà essere un partner anche industriale e non solo finanziario, la farà comunque da padrone, sia con l’80% delle quote, sia con il 49%. 
La cessione di quote di TRM ai privati non fa altro che acuire tutte le preoccupazioni che il M5S nutre nei confronti della realizzazione dell’impianto.
La preoccupazione principale, oltre a quelle del debito mostruoso del Comune di Torino, rimane quella per la salute dei cittadini, a fronte di una pratica di per sé già dannosa come l’incenerimento dei rifiuti, aggravata dalla gestione privata dei controlli sulle emissioni.
Non ultimo, la necessità del socio privato di portare profitti in tempi brevi farà lievitare in modo consistente i costi di conferimento all’impianto, costi che ricadranno inevitabilmente sulle tasche dei cittadini, specie se – come pare probabile – il socio privato sarà l’indebitatissima IREN.
Quelli in atto sono senza dubbio dei giochi di potere sulla pelle dei cittadini, e siamo solo parzialmente rassicurati per aver rimosso, grazie all’approvazione di un nostro emendamento, un altro degli aspetti critici della cessione dell’inceneritore ai privati, che consisteva nel possibile conflitto di interessi in capo al soggetto che si fosse trovato a gestire in contemporanea la raccolta dei rifiuti ed il loro smaltimento, anche se vigileremo sulla corretta applicazione delle normative regionali.
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