di Fabrizio Biolé
Nel 2005 Marisa Valente e Renato Bologna, due apicoltori di Rocchetta Tanaro in provincia di Asti denunciavano per la prima volta agli amministratori della Regione Piemonte la situazione critica rispetto alla moria della api nella propria azienda apicola, dovuta all’uso indiscriminato di pesticidi contenenti neonicotinoidi per il trattamento della flavescenza dorata della vite.
Queste sostanze, presenti oggi in più di 50 prodotti, agiscono sugli insetti, e sugli organismi acquatici a livello del sistema nervoso fissandosi ai ricettori nicotinici dell’acetilcolina; bloccano di fatto il passaggio degli impulsi nervosi con conseguente morte degli animali.
Già da qualche anno è stato sospeso il loro uso nella concia delle sementi del mais – la sospensione peraltro scade a fine 2011 – perché gli effetti sulle popolazioni di insetti impollinatori avevano provocato un calo di popolazione piuttosto consistente. Per le api si parla di una diminuzione dell’80% nei mesi estivi.
Purtroppo in questi sei anni, tolta l’attenzione sull’uso dei pesticidi nella concia del mais, come già riportato, una vera risposta dall’Assessorato non si è avuta, né con la Giunta di centrosinistra, né con quella di centrodestra. I neonicotinoidi hanno continuato ad essere utilizzati per l’impiego sulle principali colture ortofrutticole, per la floricoltura e per altri impieghi collaterali, senza che fosse stato considerato il benché minimo dubbio sulla loro grave tossicità anche a dosi subletali sugli insetti come le api.
Esse come si sa contribuiscono in maniera determinante all’impollinazione di oltre duecentomila specie vegetali, ma la loro perdita non colpisce soltanto direttamente gli interessi degli apicoltori, rappresenta invece un forte segnale d’allarme per un danno ambientale dalle conseguenze inimmaginabili, come illustrato dal tossicologo olandese Tennekes.
Arrivati al 2011 la richiesta degli apicoltori che producono e commercializzano per l’industria farmaceutica, come le larve utilizzate nella terapia della leucemia infantile, e che quindi rispettano protocolli strettamente di tipo biologico, è quella di costituire un tavolo regionale che si occupi oggettivamente della questione: ma prima, in modo precauzionale, è necessario che le amministrazioni mettano al bando i pesticidi contenenti neonicotinoidi.
Per questo si è costituito un presidio permanente davanti all’Assessorato all’Agricoltura nell’attesa di una convocazione da parte dell’istituzione. E’ stata nostra premura cercare di capire la problematica e trasferirla attraverso un’interrogazione all’interno del Consiglio Regionale in fase di question time.
La nostra interrogazione ha sollevato una reazione piuttosto flebile, con una risposta di tipo didascalico da parte dell’Assessore, che ha fatto un escursus storico-scientifico sui neonicotinoidi concludendo con una dichiarata impossibilità da parte di un ente regionale di metterli al bando. La risposta non ci ha soddisfatto così come non soddisfa Valente e Bologna.
P.S. ultim’ora: Pare che l’Assessore abbia chiamato direttamente gli interessati per un colloquio a quattr’occhi che possa porre le basi per una soluzione alla problematica.
Intanto chiunque fosse interessato all’argomento può informarsi e firmare l’appello a questo link


Sono con voi, le nostre campagne sono piene di insetti novici che, guarda caso resistono ai molteplici pesitcidi, stanno scomparendo gli insetti buoni e,anche i volatili che si cibano di insetti buoni e cattivi.
Quando ero una bimba, mi ricordo che, all’interno delle vigne di mio papà, si potevano trovare degli uccellini che nidificavano tra i tralci dei vigneti. Ricordo che, quegli uccellini erano sacri per mio papà, diceva che mangiavano gli insetti novici per la vite. Da quando abbiamo cominciato a diserbare chimicamente, quegli uccellini sono spariti. Invece di usare roba chimica, con tutti i mezzi meccanici di cui possiamo disporre al giorno d’oggi, una bella zappetta da attaccare al trattore…….???????