sabato, Aprile 18, 2026

Discorso sull’Unità d’Italia


Di Davide Bono.
Riporto di seguito il testo del mio intervento in occasione della seduta celebrativa del Consiglio Regionale del 16 marzo, dedicata al 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Vi confesso che il testo che mi ero preparato aveva toni decisamente più polemici, ma in Aula anche io mi sono sentito pervadere dallo spirito unitario…

Grazie, Presidente.
Rivolgo un saluto a tutti i cittadini presenti, a tutti coloro che ci seguono e ci seguiranno anche on-line.
Come Presidente del Gruppo MoVimento 5 Stelle non farò polemiche, ma svolgerò una serie di critiche costruttive.


Il MoVimento 5 Stelle ha aderito all’indizione di questa seduta straordinaria del Consiglio regionale per i festeggiamenti dell’Unità d’Italia, anche se siamo un po’ scettici rispetto alla finalità e all’utilità degli stessi una tantum, cioè una volta ogni cinquant’anni. Infatti, anche noi, come qualche collega che mi ha preceduto, pensiamo che se il popolo ritiene che questa è e deve essere una festa dell’intero Paese, debba essere festeggiata tutti gli anni.
È vero, ci sono notevoli criticità nello Stato italiano, ovviamente non da oggi, non da pochi mesi. Proprio per questo riteniamo che si debbano studiare in modo serio, con fonti storiografiche – quindi, non propagandistiche – i centocinquant’anni che ci separano da quella data fatidica del 1861 che oggi siamo qui tenuti a ricordare.
Ritengo che le criticità, almeno sommariamente, siano di tre tipi: economiche, politiche e storico-culturali. Per quanto riguarda quelle economiche, lo sappiamo tutti. Quindi, relativamente alle criticità, dobbiamo parlare, ovviamente, di corruzione, rispetto alla quale la Corte dei Conti, ultimamente, ha definito in circa 100 miliardi di euro il danno per lo Stato. In relazione ad evasione ed elusione fiscale siamo sempre nell’ordine di grandezza della stessa cifra di cui ho detto poc’anzi. Poi, ricordo ancora la criminalità organizzata e lo spreco di soldi pubblici. Ovviamente, mi tocca ricordare dati negativi.
Per quanto riguarda i festeggiamenti, abbiamo condotto un’analisi anche rispetto ai festeggiamenti svoltisi nel 1911 e nel 1961. Come ben sapete, il MoVimento 5 Stelle è sempre preoccupato e allarmato quando si parla di grandi eventi, di grandi opere e di grandi infrastrutture. Quindi, se nel 1961 vennero realizzate situazioni positive, come, ad esempio, il quartiere costruito in un’area bonificata sulle sponde del fiume Po, nella zona sud, purtroppo, si verificarono sprechi di denaro pubblico. Ricordo, ad esempio, la monorotaia Alweg – chi è più vecchio di me sicuramente la ricorda – o la funivia che collegava il Parco del Valentino al Parco del Po, di cui non è rimasta traccia; poi, alcuni palazzi che adesso non hanno più un’utilità, come il Palazzo del Lavoro, se non per un’eventuale trasformazione nell’ennesimo centro commerciale.
Sicuramente, da questo si evince un dato: la politica si è dimostrata nel complesso – ovviamente, non vogliamo generalizzare – costantemente fallimentare nel perseguire il bene collettivo, di cui parlava un mio collega precedentemente, e gli interessi dei – tanti – cittadini poveri, oppressi e deboli rispetto, invece, ai – pochi – potenti e ricchi d’Italia.
Quindi, con una brevissima carrellata ricordo due episodi importanti che, ormai, essendo nel ventunesimo secolo, risalgono a due secoli fa. Innanzitutto, nel 1892, lo scandalo della Banca Romana, che coinvolse buona parte – non me ne vogliano i colleghi del centrosinistra – della Sinistra storica di allora e venne coperto dall’allora Presidente del Consiglio Giolitti, essendo coinvolti molti deputati e senatori, anche il Re Umberto I. Praticamente, la Banca aveva stampato più soldi di quelli che avrebbe potuto stampare rispetto alla sua riserva aurea.
Ricordo anche il 1898 con le cannonate del generale Bava Beccaris sulla folla. Dopodiché l’anarchico Bresci, come tutti sapete, nel 1900 venne a rivendicare quei morti. Ne potrei citare tante di stagioni tristi ed addolorate dell’Italia, però il tempo stringe e quindi voglio correre agli ultimi cinquant’anni, quindi a partire dai momenti estremamente positivi della proclamazione della Repubblica: la nostra Costituzione, insanguinata già nel 1947 dalla strage di Portella della Ginestra; poi i diversi attentati negli anni ’70, gli anni di piombo, le varie stragi in cui furono coinvolti Stato, servizi segreti, terrorismo rosso e nero, infiltrazioni di servizi segreti di altri Stati (ancora non si è chiarita la complessa posizione delle varie parti citate, compreso l’omicidio Moro). Per arrivare fino agli omicidi che purtroppo ci stanno molto a cuore, nel senso che ci insanguinano e feriscono il cuore, quelli dei magistrati Falcone e Borsellino, su cui ancora nessuno oggi conosce la verità. Qui probabilmente si è chiusa la Prima Repubblica, che ovviamente si basava sul finanziamento illecito ai partiti, cui tutti i partiti facevano ricorso. Con la fine di Craxi, il suo cosiddetto “esilio”, in realtà fuga, nasce la Seconda Repubblica.
Non parlerò della Seconda Repubblica, altrimenti potrei scatenare delle reazioni da parte dei partiti che sono nati in quel periodo.
Quindi, per fare una panoramica, cito solo gli scandali Parmalat, Cirio, Alitalia, quelli relativi alla Salerno-Reggio Calabria, per cui pagano sempre i cittadini; cito anche le infiltrazioni della criminalità organizzata, della mafia, della camorra e della ‘ndrangheta, delle quali si tende spesso a non parlare, nel tessuto civile, economico, politico e nella società di mezza Italia.
“Bisogna conoscere per deliberare”, diceva Einaudi, e su questo non mi arrogo il diritto di essere l’unica fonte di informazione, ma penso che l’Unità d’Italia dovrebbe essere anche un momento per ricordare tutto quello che è stato e che va storto nel Paese.
Un dato ancora sulla criticità culturale storica. Vorrei aprire uno spiraglio di critica storica e storiografica, sapendo che non è la verità assoluta, sulla spiegazione della “questione meridionale”. Sta rifiorendo tutta una letteratura che era stata sepolta dalla propaganda – se mi permettete – sull’Unità d’Italia, che ha seppellito tutto quel che di negativo c’è stato; quindi, fondamentalmente la propaganda ha descritto l’Unità come una guerra di liberazione, anche se qualcuno su certi libri scrive di “invasione” rispetto al Sud, da cui sarebbe nata l’arretratezza economica, politica e anche culturale del Sud stesso. Quindi, la questione meridionale non è nonostante l’Unità; la questione meridionale è per via dell’Unità, perché l’esercito sabaudo – sono piemontese e sono contento di esserlo, ma devo rammaricarmene per questo – si abbandonò a feroci repressioni nel Sud e alla spoliazione delle ricchezze del Meridione.
Ecco perché emigrarono in massa per primi – e qualcuno l’ha ricordato – gli italiani del Sud, i meridionali, ed emigrarono in massa nelle Americhe, per non ricordare quelli che vennero uccisi sia nei campi di battaglia sia nelle galere, come ad esempio nel forte di Fenestrelle.
Chiudo perché per il tempo non mi è concesso continuare. Dico solo che da queste analisi a tinte fosche vorrei che si traesse un punto di insegnamento costruttivo, ossia far sì che l’informazione – come noi diciamo, sempre – sia data a tutti, da una parte e dalla controparte e in modo non parziale, in modo che tutti possano, come diceva Einaudi, essere informati correttamente e deliberare di conseguenza.
Comunque anch’io dico: viva l’Italia e viva l’Unità d’Italia. Grazie.

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4 Commenti

  1. Condivido il tuo discorso, soprattutto per la parte di storia recente. Infatti la storia ci racconta le nefandezze delle varie guerre che sono state alla base della nascita e delle trasformazioni di moltissimi stati. E il mal comune non è sempre un mezzo gaudio.
    Piuttosto, sono stato molto indeciso se esporre, come molti, il bel tricolore “made in China” dal balcone. L’ho fatto il giorno dopo il “compleanno” ed è ancora lì che sventola sul suo pennone (tubo da elettricista), ben evitando di esporlo steso al contrario come molti ne ho visti (dal rosso al verde, sigh!). L’ho fatto solo dopo aver notato la stupidità del comportamento dei leghisti (Roma ladrona ma voglio la poltrona…).
    L’Italia è ancora da fare, per la strada, sugli autobus, nei negozi, sul lavoro. Manca quello che una volta si chiamava “senso civico”, il senso di essere cittadini di uno stato. Sentire la “res publica” anche “res mea” e quindi trattarla bene. Un mio fratello che vive all’estero come giornalista da più di 30 anni, ogni Natale ripete la solita solfa: “In Italia sembra che ogni mattina ci si alzi pensando ‘vediamo chi frego oggi'”. E purtroppo lo si può constatare molto anche nelle piccole cose quotidiane, senza disturbare i soliti “colpevoli potenti” che poi vorremmo imitare dal “bunga bunga” al tutto il resto.
    Siamo forse il paese che ha il maggior numero di leggi e norme e questo è dovuto alla mancanza di ETICA.
    Viva l’Italia e speriamo che viva, unita.

  2. Davide, sei bravo però dovresti curare meglio la grammatica e la retorica nel linguaggio italiano.
    Retorica in senso buono ovviamente (http://it.wikipedia.org/wiki/Retorica) .
    Seguire i tuoi ragionamenti diventa faticoso se non ti esprimi in un italiano fluente. Va bene usare un tono informale e colloquiale ma non strapazzare la grammatica come fai tu: è imbarazzante sentire parlare un rappresentante del popolo membro di un movimento che si chiama “cinque stelle”, un laureato per giunta, non capace di parlare in italiano.
    Fatti correggere le bozze degli interventi da qualcuno in grado di farlo.
    Scusa l’intervento ma non è la prima volta che mi vengono i brividi nel sentirti parlare, esigo sfoggio di sublime eloquenza da parte tua e di tutti i rappresentanti “cinque stelle”.
    Per il resto vai avanti alla grande.
    Ciao.

  3. x andrea S: è colpa dell’Università non viceversa. impari a parlare tecnico e dimentichi l’italiano. Chiedo scusa ma sono sicuro che chi verrà dopo di me, farà sicuramente meglio. 🙂

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