sabato, Aprile 18, 2026

Ricicliamo in Burkina Faso, in Piemonte bruciamo


Di Davide Bono
Non è il titolo di un articolo di finanza che ha scoperto l’ennesimo paradiso fiscale. No, è il frutto dello sgomento all’ennesima prova di come il denaro copra ogni buon senso in Italia.
Sappiamo che in Italia della plastica che scartiamo vanno a riciclo solo le frazioni plastiche per cui il consorzio nazionale imballaggi (in tal caso il CO.RE.PLA) riconosce degli incentivi: quindi principalmente PE, PET e polistirolo, quindi bottiglie di plastica (esclusi i tappi che non sono recuperati e possono essere dati a Chieri alla Europlastic), flaconcini di detersivi, sacchetti di plastica ecc…; mentre tutto il resto va o in discarica o incenerito come tal quale o dopo compressione nelle “ecoballe” di cdr (combustibile derviato dai rifiuti). L’incenerimento come la discarica sono totalmente anti-economici se non sovvenzionati dagli incentivi statali come i Cip6 o gli attuali certificati verdi per la frazione biodegradabile. In poche parole bruciando i rifiuti, prima qualsiasi rifiuto ora solo le parti umide o le biomasse come la legna, si produce energia elettrica la quale viene considerata rinnovabile e pertanto incentivata con un prelievo extra del 7% sulle nostre bollette elettriche.


Ma anche un bambino sa che il ciclo più efficiente dal punto di vista energetico è quello di riutilizzare o riciclare i materiali e non di convertirli in energia, perchè ogni trasformazione di stato dissipa energia e si deve reimmettere nel ciclo nuova materia prima, che, purtroppo inizia a scarseggiare. I bambini imparano dalle elementari a conoscere i cicli della natura che sono appunto cicli in cui nulla si distrugge o si butta via, i politicanti odierni invece proseguono per linee dritte verso il massimo disastro (che gli economisti chiamano “crescita”). I bambini appunto, ma non i nostri politicanti di PDL o PD, nè quelli di Sinistra che mantengono posizioni ambigue o perchè non hanno un’idea al riguardo o perchè fanno finta per poter mangiare agli stessi tavoli.
Ma c’è di più. La Regione Piemonte (55.000 euro) con il Comune di Torino (25.000) hanno finanziato nel 2005 un progetto di alto valore educazionale ed ambientale ad Ouagadougou in Burkina Faso e cioè “il primo centro di riciclaggio dei rifiuti plastici dove “i rifiuti stanno ora diventando per il Burkina Faso una fonte di reddito. Le donne che lavorano al centro li selezionano, li puliscono, li granulano e li vendono alle imprese locali che poi li utilizzano per produrre sedie e tubi di plastica”. Quando leggo quest’articolo salto sulla sedia: è praticamente il centro riciclo di Vedelago, centro che recupera gli scarti plastici ed il residuo secco (cioè il residuo di un’ottima raccolta differenziata porta a porta non contentente più del 5% di materia organica), li tritura per farne ghiaia sintetica per costruzione o li estrude proprio come in Burkina Faso. Centro che stiamo cercando di replicare in ogni provincia d’Italia insieme alla Rete Nazionale Rifiuti Zero come risposta temporanea in attesa di un’adeguata riprogettazione degli imballaggi e delle merci contro l’offensiva inceneritorista di Confindustria. Centro che proponemmo all’ex Assessore all’ambiente della Provincia di Torino e ci venne bocciato dicendo che al momento i costi della ghiaia di cave sono troppo bassi per renderlo concorrenziale. Ovviamente le tariffe del diritto di escavazione non si possono aumentare et voilà.
“Il funzionamento del progetto si basa sul presupposto che è possibile lottare contro la povertà e promuovere lo sviluppo tutelando l’ambiente. I rifiuti plastici adatti alla lavorazione vengono raccolti dalla popolazione locale, che invece di gettarli in strada li vende al centro di riciclaggio. Un chilo di plastica viene pagato 30 franchi CFA (0,04 euro): inutile sottolineare come questa possibilità rappresenti una vera fonte di reddito per gli abitanti di Ouagadougou. Non solo: …30 donne…lavorano al centro”.
Quindi cornuti e mazziati, paghiamo per fare altrove quello che dovremmo fare qui. E invece qui bruciamo ammorbando l’aria, l’acqua, la terra e i cibi che tutti noi mangiamo. Ma si sa, i politicanti hanno lo scudo Veronesi contro i tumori da inceneritori e radioattività.

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6 Commenti

  1. Ma diciamolo una volta per tutte dove vanno a finire le ceneri di risulta degli inceneritori. Una parte va nei cementi che usiamo tutti. Alcuni cementi contengono queste scorie piene di metalli pesanti con un rischio alla salute di chi li manipola e di chi vive in case di cemento. Si le nostre case possono essere discariche di scorie da incenerimento…..

  2. Anche io sono un fan di Vedelago e anche a me fa ridere/piangere il fatto che altrove uilizziamo quelle idee e qui da noi no! se pensiamo che un centro simile porterebbe un poco di lavoro vero non incentivato non drogato e con un futuro lungo, mi chiedo ancor di più perchè viene snobbato.
    Ma non dimentichiamo i numeri sennò passiamo per “qualunquisti”, un impianto che verosimilmente in prov di torino gestisce circa 34.000 tonn di plastica da RD,ne recupera come materia prima seconda (MPS) circa 13000, il resto va a recupero energetico (bruciato) e discarica, mentre a Vedelago diventerebbe sabbia sintetica o manufatti plastici vari per edilizia o altro.
    Dai dati del sito di vedelago leggo che, nel 2008, ha trattato 25.000 tonn di materiale provenienteda RD, quindi un impianto con le stesse dimensioni ma con la sola linea estrusiva, basterebbe a gestire la quantità del nostro scarto della plastica da RD. Il problema successivo è trovare uno sbocco, appetibile sul mercato, dei prodotti di cui sopra che escono da questa linea. Ne stiamo discutendo in rete stay tuned…

  3. …viene snobbato perchè ..le ditte non potrebbero “lucrarci”…L'”affare rifiuti” mette in gioco interessi di troppi. Tanto per fare un esempio: I Comuni si “consorziano”..All’interno dei Consorzi vi sono tot. persone che vi lavorano, i Consorzi affidano alla ditta X, che subappalta alla ditta Y…e inevitabilmente i costi lievitano e a farne le spese è il cittadino!! Alla faccia della “filiera corta”!

  4. Siamo alle solite, finche’ ci saranno interessi di parte coperti dalla politica il bene comune va a farsi… benedire.
    La vedo dura a cambiare le cose in Italia (in meglio, perche’ in peggio gia’ ci pensano loro) senza un intervento sovranaturale… pero’ si dice anche che chi la dura la vince!

  5. x nino: pensi che la ghiaia sintetica non abbia mercato o forse perchè fanno prima a cavare a 0,45 €/m3 in Piemonte?
    x fabio: non avendo l’energia elettrica, non hanno gli incentivi per l’incenerimento…

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