Si è svolto sabato scorso, nell’Auditorium della Provincia di Torino, il convegno “Paesaggio bene comune”, sottotitolato “Incontro nazionale per la difesa delle città e del territorio dall’aggressione del cemento e dei grattacieli, per la riqualificazione dei paesaggi urbani e rurali, per gli spazi pubblici e le aree verdi”. Promotori il Movimento per lo stop al consumo di territorio e il Comitato non grattiamo il cielo di Torino
Ha introdotto i lavori e moderato il convegno Guido Montanari, presidente della Commissione locale del paesaggio di Torino.
Il presidente Saitta, sempre più in gara con l’irrequieto Bianconiglio di carrolliana memoria, ha recato un fugace saluto e dichiarato solennemente che il consumo di suolo va fermato, ovviamente sorvolando sulle proprie generose responsabilità in materia di cementificazioni selvagge.
Primo relatore Alberto Asor Rosa, il celebre italianista oggi alla presidenza della rete dei Comitati per la difesa del territorio. La sua lettura esegetica dell’art. 9 della Costituzione, contenente quello che fino a oggi era sembrato anche a me un blando richiamo al dovere di tutela del paesaggio, ha evidenziato il coerente e denso pensiero ad esso sotteso e le sue importanti e vincolanti implicazioni. Amara l’ammissione, da parte dell’Asor Rosa militante politico, che le medesime logiche di collusione con la speculazione sono oggi parimenti acquisite dalle classi politiche di destra e sinistra.
Sono seguite le relazioni di due noti urbanisti.
Edoardo Salzano si è soffermato sui due più fallaci e nefasti precetti in materia urbanistica dominanti nella cultura politica dalla fine degli anni Settanta: 1) la rendita immobiliare urbana concepita come motore di sviluppo; 2) il mercato delegato ad arbitro del soddisfacimento dei bisogni individuali.
Vezio De Lucia ha ricordato la devastante politica urbanistica del comune di Roma, senza soluzione di continuità da Veltroni ad Alemanno. Eppure, benché esasperato, il fenomeno romano è il medesimo di un paese in cui a un aumento di popolazione del 20% è corrisposto negli ultimi decenni un consumo di suolo che a seconda delle regioni varia dal 300 al 1000%.
Quarta relazione quella di Domenico Finiguerra, il sindaco di Cassinetta di Lugagnano che ha reso realtà l’obiettivo dell’espansione zero. Centrale nel suo intervento la denuncia delle perverse pratiche di finanziamento una tantum della spesa corrente dei comuni – come quelle rappresentate dagli oneri di urbanizzazione – che determinano lo sperpero abnorme e irreversibile di un bene comune.
Alle quattro relazioni principali hanno fatto seguito comunicazioni individuali e di rappresentanti di associazioni e comitati: voci molteplici eppure straordinariamente concordi nel sostenere necessità e urgenza di un radicale cambio di rotta. Tant’è che al termine dei lavori è stato unanimemente approvato dall’assemblea l’appello che si può leggere all’indirizzo:
http://www.stopalconsumoditerritorio.it/index.php?option=com_content&task=view&id=72&Itemid=1
In un articolo dedicato al convegno da “Nuova società “, si legge che “nella grande sala dell’auditorium non si è visto un solo amministratore locale, regionale, provinciale e comunale”.
Al di là del fatto che almeno uno c’era (Davide Bono), la cosa è vera, scandalosamente vera anche se, ahinoi, tutt’altro che sorprendente.

