Questa riforma è frutto di un semplice calcolo da ragionieri, non tanto lontano da quanto fatto dall’ex assessore Monferino, tanto criticato ai tempi. La Giunta regionale infatti ha semplicemente preso il numero di giornate di ricovero (ospedaliero e Day Hospital) diviso per il tasso atteso di riempimento dei posti letto (80% contro un dato attuale di 75% per l’acuzie e 85% contro un dato attuale di 87% per la postacuzie) e ottenuto i numeri di posti letto attesi. A tale risultato sono stati aggiunti i posti letto derivanti dal saldo di mobilità extraregionale (sempre più in passivo) e un’ulteriore riduzione di oltre 600 posti letto per la post-acuzie. Per un totale di 15464 posti letto a fronte degli attuali 17.202. Cioè -2238 posti letto in totale, -1649 in acuzie e -589 di post acuzie, pari a 2,6 posti letto per 1000 abitanti in acuzie e 0,9 posti letto per post-acuzie, ben diverso dallo standard nazionale di 3 per acuzie e 0,7 di post-acuzie. Il problema è che il riempimento dei posti letto di ricoveri ordinari viene calcolato su 365 giorni, comprensivo di sabati, domeniche e festivi, rendendo poco credibile il raggiungimento ed il mantenimento di tale standard nell’acuzie, dove si tende a ridurre al minimo la durata del ricovero e tendenzialmente a liberare il posto nei fine settimana, dove la presenza del personale ospedaliero è ridotto. Altresì è difficile pensare di raggiungere lo standard di riempimento del Day Hospital cioè 80%-85% per 250 giorni l’anno per 1,5 ricoveri giornalieri.
Balza agli occhi il fatto che la riduzione dei posti letto insista per 2/3 sul pubblico e solo per 1/3 sul privato. In più i tagli nel privato insistono solo sull’acuto, mantenendo praticamente tutti i posti letto di post-acuzie che sono quelle più remunerative. Quando riconsidereremo le convenzioni con i privati?
Anche a fronte di quest’ultimo aspetto aumenta la consapevolezza di come questa riforma porterà ad un’ulteriore mobilità passiva verso le regioni limitrofe, in particolare la Lombardia, che ci costerà milioni di euro.
Intanto, mentre Saitta non ha ancora comunicato dove andranno a ricadere questi tagli, ospedale per ospedale, reparto per reparto, i risparmi previsti dai Programmi Operativi nel 2014 sono a zero. Quindi se non ci saranno risparmi dalla revisione della rete ospedaliera e questa riforma andrà a regime in tre anni, nel frattempo quali sono le misure effettive per permettere quel risparmio di 300 milioni di € al 2017 per permettere da un lato di fare nuovi investimenti in edilizia sanitaria e dall’altra nell’assistenza territoriale? Non per salvaguardare qualche primariato che certo non abbiamo fatto mai difeso noi (ma la Giunta Bresso e Cota), ma per comprendere dove rimarranno i servizi. Impossibile che la Giunta non abbia già prodotto un piano più dettagliato di quanto presentatoci, oppure si sta giocando al bilancino secondo il manuale Cencelli presidio per presidio?
Se la Giunta continuerà a non fornire i dati, questo Consiglio regionale straordinario sarà solo il primo di una lunga serie.
Davide Bono, Consigliere regionale M5S Piemonte
vicepresidente Commissione sanità

