Le pseudo riforme di Renzi sul lavoro, a partire dall’abolizione dell’Art.18, confermano ancora una volta la linea tracciata dalla riforma Fornero e dal Governo Monti. Ovvero la tendenza ad annientare i diritti dei lavoratori spacciandola come soluzione per una maggiore competitività.
Stiamo parlando infatti dell’abolizione di un articolo che riguarda ormai solo una minima parte di lavoratori e che dal 2012, grazie ad uno stratagemma linguistico, non prevede più il diritto al reintegro del lavoratore in caso di licenziamento. Oltretutto basterebbe analizzare i dati sulla disoccupazione e sul tasso di produttività a partire dall’entrata in vigore della riforma Fornero per verificare se in questo biennio ci sia stata un’inversione di rotta.
In tal senso abbiamo una prova eclatante in Piemonte dove confrontando gli anni 2012-2013 si registrano flessioni negative sul numero di occupati dipendenti e anche il numero di imprese che hanno cessato l’attività nell’ultimo trimestre 2014 è in costante crescita.
I dati sull’occupazione in Piemonte parlano chiaro, stiamo assistendo ad una vera e propria ecatombe del tessuto produttivo come peraltro evidenziato recentemente dai numeri illustrati dall’assessore Pentenero in Commissione lavoro. Dunque la strada tracciata prima da Fornero ed ora da Renzi è evidentemente sbagliata.
Francesca Frediani, Consigliere regionale M5S Piemonte

