martedì, Luglio 21, 2026

Pari Opportunità 6 e 7 Maggio

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Di Davide Bono e Dejanira Piras (Progetto EQUAL)

Sabato 24 Marzo 2012, la Commissione Regionale per la realizzazione delle Pari Opportunità fra uomo e donna (CRPO) ha convocato i partiti e i movimenti politici piemontesi alla Tavola rotondaCandidare le donne migliora la politica. In questa occasione, in vista delle elezioni amministrative del 6-7 Maggio 2012, la CRPO ha invitato la politica piemontese a sottoscrivere il “Codice di autoregolamentazione dei partiti e dei movimenti politici per un’equa rappresentanza di genere nelle liste elettorali” in cui si richiede:

  • La presenza di almeno il 40% di donne;

  • L’adozione del criterio dell’alternanza donna/uomo (Cerniera);

  • L’incentivazione alla presenza di donne rappresentative del contesto politico, sociale, culturale, associativo locale;

  • Il disincentivo alle candidature "di servizio" di donne con legami familiari (mogli, madri, sorelle, ecc) con i candidati che non hanno effettive chance di vittoria.

La risposta che il Gruppo Consiliare MoVimento Cinque Stelle Piemonte intende dare a questa importante ed utile richiesta è sicuramente positiva, ma non realizzabile nel brevissimo periodo.

Il MoVimento 5 Stelle punta sicuramente all’aumento della presenza femminile in politica, con obiettivo il raggiungimento del 50/50 (rappresentativo dei rapporti numerici tra genere nella popolazione italiana), ma questo deve avvenire rispettando i meriti prima del genere.

Il nodo non è l’opportunità o meno di stabilire una quota femminile per le posizioni di potere e di prestigio, bensì da un lato favorire la partecipazione e l’emancipazione femminile in tutti gli ambiti sociali, culturali, economici e dall’altro ridurre ed evitare che si riproduca una quota maschile che si avvicina al monopolio.1

Il punto di forza per ottenere questo risultato riteniamo possa essere una struttura orizzontale (movimento politico e non partito politico) che permette una maggiore facilità di ingresso per tutti, basata sull’impegno e sulle capacità e non sulla fedeltà a un leader, con unici requisiti essere incensurati e non aver svolto più di due candidature.

Ovviamente è fondamentale monitorare la presenza femminile nelle Liste Civiche 5 Stelle ed attuare internamente e spontaneamente eventuali azioni positive a favore del genere meno rappresentato. Le donne non partecipano attivamente alla politica per numerose ragioni, la prima tra tutte è sicuramente la difficoltà nel conciliare famiglia e lavoro a causa di una forte mancanza di servizi2 e di forti ingiustizie presenti nel mercato del lavoro, legate alla diseguaglianza di genere (dimissioni in bianco, differenze salariali a parità di impiego, ecc). Infatti, la maggior parte degli impegni familiari (lavoro domestico, lavoro di cura di bambini ed anziani, organizzazione dei tempi scolastici e ludici, ecc.) sono a carico delle donne. Potremmo dire che le donne con responsabilità familiari che intendono partecipare al mercato del lavoro hanno problemi di conciliazione perché sono esse stesse lo strumento principale di conciliazione a disposizione degli uomini con (ma anche senza) responsabilità familiari.3

Le Liste del MoVimento 5 stelle che si presenteranno alle Elezioni comunali del 6 e 7 Maggio 2012 in Piemonte sono 15, di cui tre capoluoghi di provincia (Alessandria, Asti e Cuneo). Due liste già superano il traguardo del 40% di donne: Asti e La Loggia. Tutte le altre liste hanno una percentuale di presenza femminile che oscilla intorno alla media del 26% (1 su 4). E’ fondamentale, però, sottolineare che tutte le Liste del MoVimento 5 stelle hanno dichiarato il desiderio di candidare più donne, ma a causa della generale bassa partecipazione femminile alla politica, che attraverso al Progetto Equal si sta cercando di aumentare a livello interno, è molto difficile raggiungere questo traguardo in così poco tempo. Per questo motivo siamo fiduciosi per il futuro delle candidature.

1 Saraceno C., Cittadini a metà. Come hanno rubato i diritti degli italiani. Bergamo, Rizzoli, 2012.

2 La copertura (asili nido) per i bambini fino al terzo anno è pari all’11,3 %, mentre i congedi parentali sono i meno pagati (30 % contro il 42 % in Francia, il 66 % in Svezia, il 50 % in Danimarca) e questo tende a favorire la responsabilità delle madri più che dei padri. Dati presi da Famiglie sole. Sopravvivere con un welfare inefficiente. D. Del Boca, A. Rosina, Il Mulino, Bologna, 2009.

3 Saraceno C., Naldini M., Conciliare famiglia e lavoro. Vecchi e nuovi patti tra sessi e generazioni. Urbino, Il Mulino, 2011.

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6 Commenti

  1. Concordo, bisogna sviluppare un percorso che metta la donna nella condizione di poter liberamente scegliere cosa fare. Da tempo si usano questi slogan da diverse parti, per cercare solo un consenso mediatico- elettorale nell’immediato e magari, ( scusatemi la malizia) nel creare gruppi di individui politicamente deboli e più facili da manovrare da parte di chi gestisce i partiti ai più diversi livelli.
    Gestire l’ignoranza è vitale nei partiti.
    Per fare questo, anni a dietro nel PD la segreteria provinciale impose che nei circoli dovevano essere eletti 20 coordinatori, equamente divisi fra donne e uomini. In virtù di questo vincolo, ed in virtù del fatto che chi ci mette “la faccia” in politica sono sempre state poche persone, andò a finire che alcuni ragazzi volenterosi rimasero fuori, e poi per riempire la lista di donne, andarono ad attingere dai cugini, sorelle, amiche….che non frequentavano quasi mai il circolo e l’attivismo.
    Ecco, questa rappresenta ad esempio una prova di come si possano di fatto umiliare le donne, in nome dell’equità…..

  2. non mi sono mai piaciute le “riserve indiane”, nemmeno se numericamente pari.
    la parità tra generi, quella vera, si costruisce sul rispetto reciproco, e sulla vera democrazia.
    Largo alle donne, e uomini, per i propri meriti e la propria disponibilità, e non per una x o una y nel cromosoma.
    Perciò anzichè le imposizioni, le “quote” imposte che imbarcano le mogli e le figlie, è decisamente più serio operare perchè alle Donne che lo vogliano fare sia consentito un VERO accesso ai diritti politici, ad esempio con regole che ne tutelino il diritto alla maternità e alla famiglia anche facendo politica, per non essere costrette a scegliere l’una o l’altra cosa.
    Negli ultimi anni abbiamo visto troppe nefandezze in politica, anche ad opera di politici-donna.
    La fornero è l’ultimo esempio di una galleria degli orrori che hanno fatto vacillare la mia convinzione che le Donne avrebbero portato in politica più umanità, più razionalità e più onestà. Oggi sono più scettico. Anche l’onestà non è geneticamente determinabile.
    In poche parole, meglio una Chiara Appendino (e se ci sono, diventino anche il 90% del MoVimento) di cento santanchè, mussolini e rite rosse

  3. Il numero di presenze del genere maschile nei commenti a questo post (me compreso) risponde da solo a queste forzature tipiche di una vecchia politica di facciata. Con il criterio proposto, portato al paradosso, anche i commenti ai post dovrebbero prevedere una quota per le donne… e poi cosa vuol dire “commissione regionale per la realizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna”? Io penso che le donne siano in grado di crearsi il proprio spazio da sole e proporsi senza bisogno di “stampelle ideologico-burocratiche”. vd in sudamerica dove le donne sono a capo di governi di nazioni molto “machiste” (p.es Brasile, Argentina e, fino al 2010, Cile); donne che, pur operando in contesti “difficili”, hanno molto da insegnare ai nostri governi europei, anche in termini di gestione della sovranità (governo tedesco compreso :)…
    Infine quoto Maurizio Fava, nella parte in cui dice che è più serio adoperarsi per garantire un VERO accesso ai diritti e doveri della politica e questo lo fai con progetti che alleggeriscano il peso della quotidianità nella gestione di una famiglia che ha dei figli da allevare…

  4. La presenza di donne in politica, specialmente di donne NON transitate da festini e camere da letto di chi ben sappiamo, è senz’altro auspicabile.
    La questione delle quote rosa è invece intrinsecamente cretina e antidemocratica.
    Con lo stesso criterio, infatti, dovremmo introdurre le “quote disabili” per i diritti dei disabili, le “quote omosessuali” per i diritti degli omosessuali, le “quoste giovani” per i diritti dei giovani, le “quote bimbi sotto i 2 anni” per i diritti dei bimbi piccini.
    Che ne dite?
    Non sarebbe meglio se la gente la smettesse di farsi eleggere per difendere solo gli interessi propri e della prorpia cricca/ lobby di appartenenza?
    Saluti
    Stefano P

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