Di Fabrizio Biolè
In Piemonte esiste un territorio in cui non si può fare apicoltura di tipo amatoriale, né di tipo professionale. La zona è situata ad una quindicina di chilometri da Torino, nel preparco de La Mandria, territorio comunale di La Cassa. Dal piano di riordino agricolo è evidenziato il fatto che si tratti di zona agricola intensiva, ad uso orticolo e frutticolo per l’autoconsumo. Decine di lotti di varie metrature, di proprietà di famiglie che se li “godono” magari nel fine settimana, per avere un po’ di sollievo dalla frenesia della grande città.
Tra queste vi è la famiglia di Lorenzo Agatiello, che fin da giovane coltiva la sua passione per la api, infatti a partire dalla metà degli anni ottanta si dedica a quest’attività : all’inizio con solamente una coppia di sciami, e poi via via sviluppandola nel tempo.
Il Signor Lorenzo, alla fine degli anni Ottanta ottiene il permesso di edificare un capanno agricolo: un piccola struttura da adibire a “ricovero attrezzi” con una parte fuori terra, una piccola tettoia e una parte interrata. E da allora cominciano i suoi guai poiché il costruttore gli consiglia di ampliare leggermente rispetto ai disegni originari la parte sotterranea, in modo da avere una superficie sufficiente per lo svolgimento della propria attività .
Prima di dare l’assenso alla variazione di superficie calpestabile, il signor Agatiello ritenne opportuno chiedere conferma presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Torino, gli impiegati del quale confermarono che le parti interrate non sarebbero rientrate nel calcolo della cubatura e secondo le direttive dell’ufficio tecnico il proprietario si regolò: la parte sotterranea fu costruita più ampia, per un totale di circa 40 metri quadrati.
Nel 1995 il Signor Agatiello presentò regolare domanda di condono che ottenne parere favorevole nel 1998 dalla Gestione Beni Ambientali della Regione Piemonte (determinazione n. 58 del 4/6/1998), mentre tre anni dopo lo stesso ente recapitava al signor Vincenzo una raccomandata che ribaltava completamente questo parere, dichiarando non accettabile la formale domanda di condono.
Nonostante la richiesta di riesame della pratica, reiterata per ben due volte e correlata da dichiarazioni circa la propria attività apicola e circa la necessità dell’uso di quei locali allo svolgimento della stessa, l’Ente Parco continuò a ritenere non congrua la domanda e a respingerla. Conseguentemente ci fu il ricorso al Tar il quale dopo anni ha dichiarato inammissibile il ricorso non per motivi sostanziali per motivi formali legai al fatto che l’impugnazione avrebbe dovuto essere fatta sulla delibera dell’Ente Parco (documento peraltro non disponibile perché mai inoltrato al richiedente) e non sulla seconda risposta negativa.
All’interno di questo percorso ad ostacoli, il Signor Lorenzo ha anche ricevuto formale dichiarazione del fatto che l’apicoltura amatoriale non può formalmente essere considerata attività agricola, come invece è quella professionale di produttore apistico. Ed ha di conseguenza due anni fa chiesto e ottenuto partita IVA come produttore.
In questo momento, a partire dal piano di riordino agricolo al Signor Lorenzo viene detto che il manufatto è in una zona riservata ad orticoltura e frutticoltura per autoconsumo. Egli ha svolto per 24 anni questo tipo di attività e naturalmente ai suoi fini pratici poco importa se ufficialmente svolge l’attività in modo amatoriale o professionistico; ben altri sono i temi da affrontare dietro tutta questa vicenda:
– perchè si dimentica spesso il ruolo dell’apicoltura per lo sviluppo orticolo e frutticolo?
– Dobbiamo dedurre che le autorità preposte alla salvaguardia dell’ambiente del preparco vogliano privare dell’impollinazione tutta la zona?
– L’articolo 4 dello Statuto del Parco “le finalità dell’istituzione del Parco regionale La Mandria sono (…) promuovere ogni iniziativa necessaria o utile alla qualificazione delle attività agricole esistenti. Al conseguimento delle finalità di cui al presente articolo debbono essere uniformate le iniziative e gli interventi promossi sui beni immobili e mobili del Parco dai soggetti proprietari delle singole parti proponenti” deve o non deve essere reso esecutivo rispetto ad ogni tipo di attività ?
– In che modo al caso in questione può essere applicata la Legge Regionale n 20 del 3 agosto 1998 (per non parlare delle legislazioni nazionale ed europea) che incentiva l’apicoltore amatoriale a diventare produttore apistico?
La nota del Parlamento Europeo B6-0579/2008 specifica che, mentre il miele può essere importato da varie regioni del mondo, l’impollinazione può essere garantita soltanto dalle api, che devono essere presenti in numero sufficiente.
A margine due considerazioni: se si parla di “impatto ambientale” di una struttura completamente interrata di 19 metri quadrati, sarebbe forse corretto valutare anche l’impatto che si rileva dal manufatto “Centro del Cavallo” e da una cascina poco distante, edificati però all’interno del Parco.
Secondariamente il caso vuole che, pur riconoscendo la Regione Piemonte l’immobile del Signor Lorenzo e la conseguente attività , come non legittima a causa dell’irregolarità di parte della struttura e non potendo dunque ottenere la certificazione sanitaria dall’Azienda Sanitaria Locale, egli riceva regolarmente inviti a manifestazioni, fiere e concorsi dedicati alla mellificazione, eventi patrocinati dalla stessa Regione Piemonte!


Viviamo in un paese di sutpidi. Infatti, ̮̩ risultato penultimo su 180 nazioni per crescita del PIL nel decennio 2000-2010.
sarÃÆÃ un caso, ma l’unica volta nella mia vita in cui ho fatto un ricorso al TAR del Piemonte, anche la mia causa ̮̬ stata bocciata come non ammissibile per motivi kafkiani come quelli qui riportati: in estrema sintesi la sentenza ha stabilito che sarebbe stato ammissibile ricorrere al TAR solo contro un atto amministrativo che poteva uscire anche dopo l’ultima data utile per ricorrere al TAR. Il giorno che il Movimento vorrÃÆÃ dedicare la sua attenzione a questi nostri dipendenti sarÃÆÃ² a disposizione.
E’ una cazzata assurda che quest’uomo non possa svolgere un’attivitÃÆÃ nobile come l’apicoltura, che ha un’importanza fondamentale sullo svolitto stesso dell’ortofrutta! vergogna!una cosa perÃÆÃ² devo per forza dirla:
BASTA con questa storia che uno fa i permessi e poi fa modifiche e ampliamenti percḫ̬ TANTO PRIMA O POI FACCIO IL CONDONO, ̮̬ un tipico ragionamento all’italiana…
Sono il presidente del Parco La Mandria e intervengo per aggiungere due informazioni:
– l’ufficio tecnico del comune di Torino non ̮̬ competente sul territorio di La Cassa e ha dato informazioni errare al signor Agatiello (ma voi non andreste nel comune dove volete costruire? percḫ̬ andare in un altro?), basate sulle prescrizioni del PRG torinese;
– ciÃÆÃ² che il signor Agatiello sostiene essere un interrato ̮̬ in realtÃÆÃ affacciato su una riva, ed ̮̬ dotato di finestre: due camere con bocche di lupo, un bagno finestrato, un’area piÃÆÃ¹ grande con piÃÆÃ¹ finestre…
Alla mia affermazione “signor Agatiello, questo non ̮̬ interrato, questo ̮̬ semiinterrato ed abitabile” non ha dato risposta e ha cambiato argomento.
sono un tecnico del Parco Regionale La Mandria.
Volevo commentare quanto detto sul caso del Sig. AGATIELLO.
Non ̮̬ mai stato vietato al sig. AGATIELLO di svolgere l’attivitÃÆÃ di apicoltore, ma semplicemente gli si vieta di realizzare opere abusive in un area tutelata.
A chi non crede nella mia buona fede, mi puÃÆÃ² contattare a questa Email l.agatiello@gmail.com risponderÃÆÃ² a tutte le domande Lorenzo agatiello
Signor Francesco Carru mi dispiace contraddirla (TANTO PRIMA O POI FACCIO IL CONDONO, è un tipico ragionamento all’italiana…) se avessi ragionato così avvrei fatto il fuori terra almeno un pò più grande, consideriamo che la superficie del fuori terra e di m. 3×4 (calpestabile 2,6×3,6) rispettati al millimetro, lascio a Lei immaginare cosa si può fare con questo spazio. La ringrazio comunque dell’intervento, se vuole altre informazioni, mi può contattare a questa emeil ( l.agatiello@gmail.com )
Voglia gradire cordiali saluti.
Lorenzo Agatiello