Dopo le firme false, ecco le dimissioni finte. Prima Chiamparino e poi Gariglio, diversa commedia ma stesso e scontato finale. Prima il presidente della Regione ha vincolato le proprie dimissioni alla sentenza del TAR qualora non avesse fatto “piena chiarezza”. Quella “piena chiarezza” non è arrivata visto che le liste PD di Torino sono ancora sub iudice. E lui, in piena coerenza con la politica italiana, si è ben guardato dal dimettersi.
Ora è la volta di Gariglio, in questo caso, degno discepolo del presidente della Regione. Rassegna le dimissioni dalla segreteria del PD ma solo se il suo incarico sarà riconfermato. Una liturgia politica ridicola e vecchia almeno di mezzo secolo.
In questo primo anno di legislatura regionale, abbiamo imparato una regola non scritta del centro sinistra piemontese. Le dimissioni, quando ampiamente annunciate, non si rassegnano mai. Peggio di Cota che non ha mai nascosto il proprio attaccamento al cadreghino.
Gruppo regionale M5S Piemonte

