Il Piano anticorruzione e trasparenza della Regione Piemonte è uno specchietto per le allodole, buono giusto per mettersi a posto la coscienza ma non certo per risolvere alla base il problema.
Ricordiamo come tale Piano non sia certo un’iniziativa spontanea della Giunta regionale, quanto piuttosto un obbligo di legge. Non ci sono elementi veramente innovativi e soluzioni incisive come potrebbe essere ad esempio l’introduzione del cosiddetto “whistleblowing”. Ovvero la possibilità da parte dei dipendenti della Regione e di semplici cittadini di effettuare denunce in incognito per segnalare casi di corruzione o reati connessi contro la PA. In questo modo il denunciante sarebbe totalmente garantito da eventuali ritorsioni. Un’altra proposta risolutiva, da portare avanti di concerto con il legislatore nazionale, potrebbe consistere nell’introduzione del cosiddetto “agente provocatore” incaricato ad effettuare un tentativo fittizio di corruzione con l’obiettivo di individuare eventuali funzionari disonesti. Questa proposta era stata avanzata dal m5s in Parlamento ma bocciata dal Pd.
Inoltre una vera lotta alla corruzione si conduce anche garantendo la massima trasparenza. Invece la sezione trasparenza del sito regionale è tutto fuorché facilmente fruibile. Risulta scarsamente aggiornata, mancano dati fondamentali e quelli presenti sono di difficile comprensione. Ancor peggio per quanto riguarda le partecipate regionali.
Il Piano risulta carente per quanto riguarda l’anagrafe dei dirigenti in relazione ad eventuali legami con portatori d’interessi in Regione Piemonte, il tutto per evitare che si ripetano situazione già viste e vissute nella nostra Regione. Pensiamo ad esempio al caso Ferreri – Enrietti.
Francesca Frediani, Consigliere regionale M5S Piemonte
Davide Bono, Consigliere regionale M5S Piemonte
Giorgio Bertola, Capogruppo regionale M5S Piemonte
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