Aveva garantito le proprie dimissioni per il 9 luglio in caso di sentenza negativa del TAR sulle firme false del Partito Democratico. Poi rinviato alla più generica “sessione estiva”, ora parrebbe che Chiamparino, su pressione del Pd, inizi a smarcarsi, parlando di decisione rinviabile ad ottobre.
Sono ormai lontani i tempi in cui, ad inizio legislatura, chiarì, su precisa richiesta dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, che “avrebbe staccato personalmente la spina” alle prime avvisaglie di una lunga vicenda giudiziaria per le firme false “proprio per evitare di finire sulla graticola come Cota”. A fronte di queste “confidenze” avevamo nutrito da subito qualche dubbio, ora non ce n’è più nessuno.
Chiamparino è inchiodato alla poltrona tanto quanto Cota. Non vi è alcuna differenza, nessuna “superiorità morale” da sbandierare. Sono proprio gli stessi consiglieri regionali del Partito Democratico, ed il segretario regionale Gariglio, a legarlo a doppia mandata su quella poltrona per evitare un’ulteriore campagna elettorale (e relative spese, compreso l’obolo al partito) che potrebbe non portarli più a guadagnarsi il lauto stipendio di Palazzo Lascaris.
Chiamparino ad oggi è ostaggio di se stesso, delle proprie promesse irrealizzabili e del proprio partito. Perfino peggio di Cota che, in quanto segretario del proprio partito, una certa autonomia l’aveva comunque mantenuta.
Dunque, seguendo i rituali di una politica da prima Repubblica, per quanto riguarda le firme false tutto è pronto per l’ennesima giravolta di Chiamparino. Proprio come accaduto in precedenza con le promesse di non aumentare le tasse o l’introduzione di un commissario anti corruzione. I Piemontesi non possono più tollerare tutte queste promesse a vuoto. In vista del 9 luglio è meglio che Chiamparino chiarisca subito le idee e comunichi le proprie decisioni in Aula senza nascondersi dietro giochi di parole vecchi di mezzo secolo. Per quanto ci riguarda, può rassegnare le dimissioni oggi stesso.
Gruppo regionale M5S Piemonte

