Quello di oggi è uno sciopero a scoppio ritardato. Serve a poco scendere in piazza dopo l’approvazione del Jobs act e l’annullamento delle tutele dei lavoratori da parte del Governo. Senza che quest’ultimo abbia preso in considerazione le richieste dei sindacati. L’unica opposizione credibile a queste misure che colpiscono il mondo del lavoro nei palazzi romani l’ha portata avanti il Movimento 5 Stelle.
Il sindacato ha ancora gli strumenti per tutelare le esigenze dei lavoratori contrattualizzati, dei precari e dei disoccupati e contrastare le scelte del Governo?
A nostro avviso, probabilmente no. Lo evidenziano alcuni casi del nostro territorio. Pensiamo ad esempio alla vicenda De Tomaso di Grugliasco (To), dove il sindacato non è riuscito ad opporsi alla procedura che ha portato al triste epilogo dello stabilimento produttivo, con i lavoratori costretti a dimettersi per non essere ulteriormente danneggiati dall’applicazione della legge Fornero. O ai ricatti subiti dai lavoratori della Lavazza, che hanno sottoscritto un accordo per venire incontro alle “esigenze di flessibilità” dell’azienda.
Un altro caso clamoroso è quello dei dirigenti della Regione Piemonte andati in pensione con una buonuscita di 6 milioni di euro grazie anche alla firma dei sindacati.
Come si possono tutelare i diritti dei moltissimi precari e degli altrettanto numerosi disoccupati quando allo stesso tempo si salvaguardano i pochi super privilegiati della macchina burocratica piemontese?
Noi preferiamo, con coerenza, stare dalla parte di chi è senza lavoro, di chi lavora in condizioni incerte o di chi potrebbe andare a casa da un momento all’altro. Pensiamo ad esempio al caso Vertek di Condove (TO), dimenticato completamente dalle istituzioni regionali, nonostante l’impegno assunto mesi fa, ed usato vergognosamente come vetrina propagandistica da esponenti valsusuni del Partito Democratico in cerca di consenso sul territorio.
Francesca Frediani, Consigliere regionale M5S Piemonte

