Anche Gavio scommette contro l’alta velocità. L’improvviso interesse dell’imprenditore alessandrino per Sitaf non può essere un caso. La storia insegna come il più grande concessionario privato di autostrade non sbagli quasi mai un investimento. Dunque se ha messo gli occhi sulla Torino – Bardonecchia, evidentemente, è stato attirato dall’odore dei soldi. Tanti soldi, non per niente l’A32 è il tratto autostradale più caro d’Italia (secondo le ultime stime si arriva a sborsare 14,5 centesimi al chilometro).
Molto difficile conciliare il bussiness delle autostrade con quello su rotaia del Tav. Di fronte al bivio, Gavio punta tutto sulla gomma, circa 70 milioni di euro utili peraltro a coprire le voragini di bilancio della Città di Torino. Ben difficilmente si farà scippare un affare così grande. Se Sitaf finirà totalmente nelle mani di Gavio, il progetto Tav rischia concretamente di non andare in porto. A maggior ragione dopo la triplicazione dei costi, la figuraccia dei vertici Fs in Senato ed i segnali poco incoraggianti dell’Ue sul cofinanziamento dell’opera.
Lo sanno bene i più accesi sostenitori dell’alta velocità, i quali hanno manifestato non poche critiche in merito alla prospettiva di vendere il “pacchetto completo” al gruppo alessandrino, leader dell’altrettanto nociva per l’ambiente lobby del trasporto su gomma. E’ triste constatare come la realizzazione o meno di un’opera devastante come il Tav non venga stabilita in seguito ad approfondite riflessioni su costi e benefici. Ma esclusivamente da un duello tutto interno al Pd, tra sinistra “su gomma” e sinistra “su rotaia”.
Francesca Frediani, Consigliere regionale M5S Piemonte

