Questa mattina, alla presenza del Sindaco più indebitato d’Italia, Piero Fassino, e del Presidente della Regione Piemonte “decaduto” Roberto Cota, l’amministratore delegato di Orpea, Parrella, ha inaugurato in Pompa Magna la nuova struttura sociosanitaria privata, RSA, di via Medail, a Torino, sorta nell’ex Richelmy, un tempo struttura religiosa dei salesiani. L’inaugurazione rappresenta l’epilogo di una delle tristi vicende della Sanità piemontese, condotta dal duo Cota-Monferino.
La casa di cura “Villa Cristina”, dopo anni di rimpalli sulla sua messa in sicurezza e a norma per l’erogazione dei servizi sanitari a pazienti psichiatrici, è stata definitivamente chiusa a ottobre 2011, con trasferimento del personale e dei posti letto a 140 km di distanza, in quel di Nebbiuno (Novara), non a caso provincia di origine del Presidente Cota. Il tutto, si diceva, grazie alla geniale intuizione di Monferino che aveva trovato un partner ideale in Orpea, colosso francese dell’assistenza sanitaria, che si era accollato “Villa Cristina”, chiedendo in cambio, e ottenendo in un primo tempo, di trasferire l’Amedeo di Savoia all’ex-Richelmy, poi rinunciandovi per non meglio precisate motivazioni.
E’ iniziato quindi un calvario per 60 lavoratori dell’ex casa di cura – quelli che hanno resistito e non si sono immediatamente licenziati – , i quali sono tuttora obbligati a spostarsi con pulmino aziendale da Torino fin sulle alture del Lago Maggiore, per due ore di viaggio all’andata e due ore al ritorno, con tanto di contributo per le spese. Per ottimizzare l’utilizzo della “forza lavoro”, i turni sono passati dalle canoniche 8 ore a 12 ore, il che, con il viaggio, comporta una permanenza fuori dal proprio domicilio per circa 16 ore al giorno. Si diceva loro: tenete duro che presto sarete reintregrati all’ex-Richelmy.
Ora siamo al dunque. Ci si aspetta che i lavoratori torinesi spostati in quel di Nebbiuno, siano tutti reintegrati nella nuova struttura di Orpea a Torino, senza cambio di contratto e riduzione di salario; peccato che pare non sarà così perché già alcuni lavoratori hanno avuto comunicazione che il loro posto di lavoro continuerà ad essere a Nebbiuno, senza un’adeguata motivazione, e che sarà cambiato loro contratto, per chi già non l’avesse fatto, passando sotto contratto delle cooperative gestite da Orpea.
Chiedo pertanto che la politica regionale, a maggior ragione se totalmente delegittimata anche dai tribunali, si prenda carico della questione, non solo dei lavoratori, ma anche della carenza attuale dei servizi ai pazienti psichiatrici nella provincia di Torino, invece di fare insulse passarelle.
Davide Bono MoVimento 5 Stelle Piemonte
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