Il Presidente Roberto Cota ancora una volta conferma la sua distanza siderale dalla realtà. Non può addurre alla donna la responsabilità della sosta all’ospedale di Domodossola. Né tantomeno al ricorso da parte di alcuni cittadini al TAR Piemonte che, infatti, ha accolto la richiesta di sospensiva. Anche se il punto nascita fosse stato chiuso, molto probabilmente la donna si sarebbe recata all’ospedale di Domodossola, in quanto, normalmente, i cittadini fanno riferimento alle strutture ospedaliere senza sapere che la politica vi ha calato la sua scure. Né tantomeno la donna poteva sapere che a Domodossola come a Verbania il suo caso non era trattabile.
Ci dica la Giunta Cota – e per questo ho chiesto ed ottenuto le comunicazioni urgenti dell’Assessore Cavallera in Commissione giovedì mattina – come mai l’ospedale di Novara ha rifiutato la donna e, come mai, nonostante i proclami di avere sempre pronta all’uopo un’ambulanza medicalizzata dedicata all’assistenza materna (STAM), questa non si sia presentata e due ambulanze siano arrivate solo dopo diverse ore. Non si metta ora pure a fare il medico il Presidente Cota, ricordandoci come le gravidanze gemellari premature siano soggette a gravi complicanze, si limiti a fare il “politico” se ce la fa, garantendo i servizi minimi ai piemontesi e, consiglierei, rispolveri gli studi legali, visto che ne avrà presto bisogno.
Davide Bono Consigliere regionale MoVimento 5 Stelle Piemonte
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