L’Assessore Agostino Ghiglia ha deciso di intensificare i lavori sul ddl di riordino dell’ICT piemontese, con una seduta fiume oggi e una seduta il 30. Tutto ciò, a scapito addirittura del Bilancio, che viene rinviato a dopo Capodanno. Suona sinistra tutta questa fretta, a maggior ragione pensando che viene da una maggioranza che potrebbe avere i giorni contati. Fretta che l’Assessore giustifica con la carenza di risorse della Regione Piemonte che porterebbe a non rinnovare la Convenzione e quindi a mettere in Cassa la gran parte dei 1200 lavoratori del Consorzio Informatico.
Francamente, tale affermazione la ritengo un bluff dell’Assessore per forzare la mano ai pochi dell’opposizione che stanno resistendo con una teoria variegata di emendamenti. Infatti né si può pensare di restare senza i servizi del CSI (che vanno dalla intranet regionale alla gestione del servizio di 118) né si può pensare di metterli a gara ottenendo risultati prima di diversi mesi. La volontà di esternalizzare/privatizzare è dunque ideologica, come si potrebbe dire della volontà di mantenerlo totalmente pubblico.
Il problema è il manico: una classe politica incapace di pretendere servizi efficaci, efficienti ed economici dai suoi enti controllati, come il CSI, può ottenerli da un’azienda privata? Si dice che il CSI costa troppo? Bene fornisca gli stessi servizi a prezzi concorrenziali. Decidiamo questi prezzi: che Roma dia dei costi standard o si faccia almeno un benchmarking dei costi degli stessi servizi nelle altre Regioni perché siamo stufi della solita litania.
Il privato non è più economico né più efficiente, né crea il denaro dal nulla, semplicemente, comprime la quota salariale e riduce i servizi/l’assistenza per ricercare il giusto profitto (l’M5S non è contro il profitto privato come sancisce la nostra Costituzione, ma sa bene la differenza tra servizio pubblico che deve essere erogato per coprire dei diritti o tutelare dei beni comuni rispetto ad una merce privata non indispensabile che viene venduta sul libero mercato), finendo per costare pure di più al pubblico anche al lordo della perdita di asset e di know how.
Anche sulla famosa destinazione dei fondi per l’informatica sanitaria nutro dei dubbi: come convogliare finalmente l’ICT sanitaria quando tutte le ASR si sono mosse sinora in forme e modalità del tutto indipendenti senza riconoscere una guida nell’Assessorato Regionale, funestato da 3 cambi di casacca? L’M5S continuerà a resistere per difendere i livelli occupazionali e gli asset strategici finché sarà possibile.
Davide Bono Consigliere regionale MoVimento 5 Stelle Piemonte
Ufficio Stampa gruppo consiliare regionale MoVimento 5 Stelle 347-1498358

