Questa mattina in Prima Commissione è stato presentato da parte dell’Assessore Vignale il ddl n. 373 “Legge sulla montagna” che, prosaicamente, intende rivedere la legge 11/2012, frutto del lavoro dell’ex Assessore leghista Maccanti. Ed in Commissione si è palesato lo strappo di cui si vocifera nei corridoi della Regione da mesi: la Maccanti cedette il posto di Assessore ai rapporti con il Consiglio alla Quaglia, nel rimpasto di deleghe di questa primavera, proprio per via della poco comprensibile legge sulla montagna che aveva portato ad un’insanabile rottura con l’Uncem e l’Anpci. E Cota aveva poca voglia di ulteriori beghe.
La Lega Nord sia a Roma che a Torino era infatti partita dalla volontà di fondere i piccoli Comuni in Comuni più grandi (almeno sotto i 1000 abitanti) il che aveva scatenato le ire dei territori montani in primis. Soprattutto perché le motivazioni avevano l’amaro sapore della beffa: per risparmiare sui “costi della politica”, mentre nulla si diceva dei costi della politica romana o torinese. Anche il M5S era per la fusione dei Comuni, addirittura sotto i 5000 abitanti, nell’ottica di far pesare maggiormente i Comuni sul tavolo delle trattative torinesi e romane e per economie di scala negli interventi, nei progetti e nei finanziamenti (logica per cui erano state create le Comunità Montane), senza però eliminare la rappresentanza territoriale, mantenendo quindi le elezioni nelle “frazioni comunali”. Viste le molte rimostranze, la materia è oggi oggetto di nostra revisione programmatica.
Dovendo fare dietrofront sul tema “fusioni”, la riforma Maccanti aveva aperto la discussione, optando non solo per le Unioni di Comuni (non come nuovi enti ma come assemblee di sindaci), ma anche alle Convenzioni per gestione di funzioni associate tra Comuni. Il che, come abbiamo più volte sollevato, vanificava il percorso di messa a fattor comune, portando il rischio concreto di gestioni associate molto “ballerine”, ad assetto variabile col cambiare delle maggioranze. La legge 11/2012 aveva altresì previsto il commissariamento e l’estinzione delle Comunità Montane già da questa primavera, ma nulla s’è mosso.
La Giunta, a mia precisa domanda, risponde che non si sono nominati i Commissari per via del ricorso al TAR della Comunità Montana Alpi del Mare, su cui il tribunale dovrebbe esprimersi il 13 novembre: risposta poco credibile visto il comportamento della Giunta è stato molto meno saggio in altri casi. In ogni caso daranno certezza dei trasferimenti per permettere alle Comunità Montane di fare il bilancio entro il 30 novembre.
Per questo e altri motivi, tra cui l’evidenza che le instabili Convenzioni non potevano permettere di svolgere le prerogative fondamentali di “promozione e sviluppo economico” delle Comunità Montane, il nuovo ddl sancisce che solo le “unioni montane” di Comuni possano svolgerle, cioè riceveranno solo loro i soldi dalla Regione. E tutti, tranne i Comuni sopra i 3000 abitanti e i Comuni Collinari già facenti parti di Comunità Montane, devono aderire obbligatoriamente ad un’Unione. Per chi non dovesse aderire spontaneamente, si indicherà come ambito quello dei confini delle Comunità Montane fino al 31 dicembre 2007.
Io ho sintetizzato così la confusione sul tema: fino al 2007 erano 48 le Comunità Montane; si dice che sono troppe e si riducono a 22 (con accrocchi insostenibili come la Comunità Valsusa-Valsangone); adesso si torna indietro, con la probabile formazione di un centinaio di Unioni di Comuni montane, con quali risparmi resta ignoto. L’Assessore Vignale riferisce tagli al fondo per la montagna da 40 milioni a 12,5, il che non può rappresentare un risparmio ma semplicemente o uno strangolamento o l’interruzione di un ladrocinio di forte entità.
Nel mezzo il pastrocchio della suddivisione del patrimonio e del personale, 319 individui che sono stati un po’ riallocati, tramite incentivi che presto finiranno, nei Comuni, un po’ invitati al prepensionamento. I 256 restanti dovrebbero essere trasferiti alle nuove, fantomatiche, Unioni di Comuni Montani.
Come si suol dire: menare il can per l’aia.
Davide Bono Consigliere regionale MoVimento 5 Stelle Piemonte
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Ufficio Stampa gruppo consiliare regionale MoVimento 5 Stelle 347-1498358

