• sabato , 16 Gennaio 2021
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Il Consiglio delegittimato dalla sua volontà di rimanere a tutti i costi

Il Presidente Cota ha deciso di rinviare, seppur di poche ore, il volo per il Giappone, che sarebbe stato visto come una fuga dai cittadini piemontesi, e di presentarsi questa mattina in Consiglio per delle brevi comunicazioni sulla situazione delle indagini della Procura riguardanti i consiglieri regionali. Peccato che la sua maggioranza si sia opposta all’apertura di un più ampio dibattito che, in un momento simile, sarebbe invece assolutamente necessario e dovuto.

Le scene cui assistiamo sono scene da fine impero (con tanto di rissa finale tra Pd e Fratelli d’Italia), con una classe politica che non sa nemmeno comprendere la realtà dei fatti e prenderne atto: questa legislatura è politicamente terminata. Non comprendo quindi l’accanimento terapeutico con cui Cota e la sua maggioranza la vogliono portare avanti, contro tutto e tutti. Compresa la magistratura, penale ed amministrativa, che dovrebbe essere, secondo Cota, piegata a chi detiene il potere perché “non si può essere contro”. Ma dico di più: questa legislatura è illegittima, dall’inizio. Lo ripeto dal giorno successivo alle elezioni, in quanto era nota ai più l’irregolarità della raccolta firme di tante liste, tant’è che abbiamo presentato una serie di esposti.

Quali tecniche verranno adottate dal 9 gennaio, giorno dell’apertura del procedimento amministrativo del Tar del Piemonte che discuterà del ricorso di Mercedes Bresso, in poi? Si proseguirà con tecniche di dilazione che sanno di accanimento terapeutico per prolungare ancora di qualche mese una legislatura finita? Assurdo attaccarsi poi al solito discorso dell’attacco all’istituzione Regione e alla democrazia: ai piemontesi non interessano tanto le sentenze della Procura, quanto la credibilità delle istituzioni, e se questo non è chiaro è molto grave. La maggioranza ha deciso di non presentarsi agli interrogatori della Procura per giustificare le spese, ergendosi arrogantemente al di sopra del controllo della magistratura, come un potere sì indipendente, ma anche esterno al sistema democratico e costituzionale.

Ancora peggio è il senso comune che in Consiglio si esprime: non è solo Cota a pensare che con 7000 € al mese non si riesca a vivere, vi sono molti esempi di consiglieri di sinistra e di destra che la pensano così e questo esprime meglio di qualunque altro atto o comportamento il totale distacco tra classe politica e realtà del paese. I consiglieri del M5S vivono con 2500 € al mese e non fanno costosissime campagne elettorali. La situazione è talmente paradossale che la realtà ha superato i nostri slogan elettorali del 2010, con cui dicevamo: “Cota e Bresso sono lo stesso”.

E non si tiri in ballo il solito pretesto per cui si sceglie di rimanere al governo perché fuori c’è la crisi: ma chi è il responsabile di questa crisi se non questa classe politica?

Davide Bono Consigliere regionale MoVimento 5 Stelle Piemonte

Ufficio Stampa gruppo consiliare regionale MoVimento 5 Stelle 347-1498358

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