sabato, Settembre 12, 2026

Alla Regione Piemonte non interessa la separazione tra chi raccoglie e chi smaltisce i rifiuti

Per salvare la raccolta differenziata dagli appetiti degli “inceneritoristi” serve subito una legge nazionale che preveda le netta separazione tra chi gestisce la raccolta dei rifiuti e chi si occupa di smaltimento, in discarica ed in inceneritori.

Qualche mese fa avevamo appreso dell’intenzione da parte della Provincia di Torino di avviare un protocollo d’intesa per la costituzione di un’unica azienda metropolitana provinciale per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti. La notizia ci aveva alquanto preoccupati, poiché nel progetto vedevamo (e vediamo) una probabile accentuazione del conflitto d’interessi – già presente tra Amiat e TRM in seguito della cessione di importanti quote ad IREN – derivante dalla gestione della raccolta differenziata dei rifiuti ed il loro incenerimento in capo allo stesso gruppo industriale, ovviamente a scapito della prima ed in ulteriore violazione delle normative nazionali e comunitarie.

A questo proposito avevamo presentato un’interrogazione indifferibile ed urgente alla Giunta regionale per chiedere quali garanzie ci fossero per garantire il rispetto della legge regionale n. 24 del 2002, che al comma 3 dell’articolo 10 prevede che “nei casi in cui l’attività di cui al comma 2 sia caratterizzata da tecnologia complessa, ovvero ove sussistano ragioni di sicurezza, o di osservanza degli standards di qualità del servizio, la stessa attività deve essere separata, con attribuzione a soggetti diversi, dell’attività di erogazione dei servizi di cui al comma 1, lettera a) gestione in forma integrata dei conferimenti separati, della raccolta differenziata, della raccolta e del trasporto, e c) il conferimento agli impianti tecnologici ed alle discariche”.

Il senso dell’articolo a nostro avviso era piuttosto chiaro, in quanto si intendeva evitare il rischio di uno scarso impegno nella fase di raccolta, oggi considerata un costo economico (non considerando il ritorno economico della vendita dei materiali riciclabili né il costo evitato dei danni ambientali e sanitari), a favore di un maggiore smaltimento, oggi redditizio per il Comune ospitante l’impianto, al netto degli investimenti per la sua costruzione, grazie alle tariffe di conferimento e agli incentivi statali come i Certificati Verdi.

La risposta della Giunta, arrivata dopo quattro mesi, ci ha lasciati piuttosto perplessi. Secondo la Regione, “non esistendo allo stato attuale alcuna normativa nazionale o comunitaria che preveda l’obbligo della separazione, il citato articolo della legge n. 24 del 2002 avrebbe perso la sua ragion d’essere.” Questa posizione non fa altro che avallare lo status quo, con una raccolta differenziata scientemente mantenuta a livelli ben al di sotto del 65% previsto dalle normative, di poco sopra il 50% a livello regionale.

A questo punto non è più rinviabile l’approvazione di una legge nazionale che preveda – tra l’altro – la netta separazione tra la raccolta e lo smaltimento, come la proposta di legge di iniziativa popolare consegnata ieri nelle mani della Presidente della Camera Boldrini. Ci auguriamo altresì che quelle della Boldrini, che ha affermato che “Bisogna riconoscere che quella delle discariche e degli inceneritori è una strada senza uscita e occorre dunque progettare un’altra strategia”, non rimangano le solite vuote parole. Altresì in Regione mi farò latore di ogni istanza di indirizzo e normativa per migliorare la situazione attuale.

Davide Bono Consigliere regionale MoVimento 5 Stelle Piemonte

Ufficio Stampa gruppo consiliare regionale MoVimento 5 Stelle 347-1498358

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