E mentre si continua a parlare a sproposito del movimento No Tav, accostandolo ad Al Qaeda, sui giornali, nelle dichiarazioni di magistrati e di politici di ogni colore (ma di unica ed incrollabile fede Sì TAV, forse per la nota equazione italica più cantieri pubblici= più mazzette, più voti), si è passati alla fase B. Fallito il più faraonico progetto di creare in Valsusa una zona a burocrazia, tasse (e magari anche legge) zero, ci si è ricalibrati su più modeste esibizioni di elogio e di sostegno, mozioni e medaglie al valore, ai coraggiosi titolari delle ditte impegnate nella trincea-fortino di Chiomonte, “eroi dell’economia italica”. Il ministro Lupi, che può spararle più grosse, dopo aver incontrato questi imprenditori, ha proposto di “allargare alle imprese che lavorano per opere di interesse nazionale e subiscono danni il fondo risarcimenti già previsto per le ditte vittime di attentati della criminalità organizzata”. Fantastico, peccato che le aziende vittime di usura e della criminalità organizzata siano numerose in Italia, e siano, spesso, quelle strozzate dallo Stato, da Equitalia, dai ritardi di pagamento delle PA. Ma di queste nessun politico parla: fanno un lavoro pulito, onesto, utile al Paese, mica buchi nelle montagne!
Tra queste ditte eroiche figurerebbe l’Italcoge, vittima oggi di un incendio, presumibilmente doloso, con autori tutt’ora ignoti. L’Italcoge è un’azienda particolare: la sua storia, da una ricerca sulla carta stampata, è costellata di condanne di vario tipo come false fatturazioni, turbativa d’asta, corruzione…fino ad arrivare alla cronaca più recente, quando il suo nome è emerso nell’ambito dell’inchiesta della DIA sulla ‘ndrangheta in Piemonte, Minotauro, in quanto il capo della “locale” di Cuorgnè, Bruno Iaria, si era fatto assumere, fresco fresco di detenzione carceraria, proprio nella azienda di Lazzaro. Bruno Iaria è nipote di Giovanni Iaria, “che divide con Nevio Coral il ruolo di protagonista del rapporto dei carabinieri”. Sfortunata coincidenza, ovviamente! In ultimo, la sentenza di fallimento, che risale a oltre due anni fa, appena due mesi dopo aver vinto l’appalto di LTF, indicava un debito di vari milioni di euro verso l’erario, il che costituisce un danno a tutta la collettività. Quest’azienda neanche dovrebbe lavorare in quel cantiere, se ci fosse un minimo di pudore in questo Paese. Ma si sa che in quel cantiere ci vanno solo aziende “coraggiose” e non perché bisogna sfidare qualche petardo No Tav.
Finché la politica e con lei, temiamo, una parte della magistratura, userà due pesi e due misure, la Val di Susa sarà il baricentrico terreno di scontro per le giuste rivendicazioni di una popolazione italiana che lotta tutta contro l’eterna ingiustizia del Potere usato come strumento di arricchimento personale e di repressione pubblica.
Davide Bono Capogruppo MoVimento 5 Stelle Regione Piemonte
Ufficio Stampa gruppo consiliare regionale MoVimento 5 Stelle 347-1498358

