Programmi Operativi per il Rientro dal Debito Sanitario: un libro degli incubi
Oggi l’Assessore Cavallera, o meglio il Direttore della Sanità, il dott. Morgagni, ha finalmente presentato in Aula i Programmi Operativi per il rientro dal debito ed il disallineamento di 864 milioni di euro in Sanità. I programmi operativi consisterebbero di una serie di aree di intervento, messe sotto dettatura dell’Agenas:
– governance
– flussi informativi
– accreditamento
– rapporti con gli erogatori
– formazione e comunicazione
– razionalizzazione spesa
– personale
– sanità pubblica
– veterinaria e alimentare
– rete assistenziale per intensità di cure
– riequilibrio ospedale-territorio
– rete emergenza-urgenza
– sanità penitenziaria – farmaceutica
– sicurezza e rischio clinico
Il resoconto della Sanità per il 2012 darebbe un avanzo di 11 milioni di euro (anche se dai dati delle tabelle mostrateci risulterebbe un disavanzo di 19 milioni, al che ho interrogato l’Assessore ed il Direttore, ma non mi hanno saputo dare una risposta). Il disavanzo previsto nel 2013 salirebbe a 162 milioni (in gran parte frutto dell’aumento dell’IVA previsto da giugno), a 249 nel 2014 e a 360 nel 2015.Per questo sarebbero necessariamente urgenti nuovi “efficientamenti” per ottenere analoghi risparmi e non produrre nuovi disavanzi come nel caso del 2012 che ha costretto a mettere nel bilancio previsionale del 2013 50 milioni di arretrati.
Il tutto senza includere il Piano di Ammortamento trentennale delle anticipazioni di cassa sanitarie ex art. 3 del DL 35/2013, attualmente in fase di conversione, che prevederebbe una prima erogazione di 663 milioni non appena i Programmi Operativi saranno approvati da Roma. Sono previste a regime (cioè al 2015) nuove economie per il personale tramite blocco del turnover per 92 milioni di euro e 113 milioni di risparmi sulla farmaceutica territoriale, puntando sull’appropriatezza prescrittiva e l’uso dei generici.
Sacrosanto il secondo punto, ma non è stato detto come si intenda sanare un conflitto ultra-decennale tra medici specialisti, ospedalieri e non, che prescrivono farmaci e medici di base che si trovano poi a dover litigare con il proprio assistito in caso di necessità di passare ad un farmaco meno costoso e più appropriato, con rischio di perdere l’utente e relativa quota capitaria. Forse andrebbe rivisto il meccanismo di controllo a campione delle prescrizioni mediche o il modello di retribuzione?
Da rigettare il primo punto. Non è possibile pensare di bloccare ancora il turnover, soprattutto nel caso del personale infermieristico, che, sottopagato e iper-sfruttato come orari, turni e riposi, non può più reggere ad un ulteriore stress occupazionale.
In quanto ai risparmi dalla farmaceutica ospedaliera, la Giunta si aspetta miracoli dall’introduzione del nuovo Prontuario Terapeutico Ospedaliero (67 milioni al 2015), quando tutti gli operatori del settore sanno che solo un controllo in capo ad un Farmacista Ospedaliero può permettere l’appropriatezza prescrittiva.
Sottovalutato, a mio giudizio, l’esperimento DUF (Dose Unica del Farmaco) di Alessandria di cui ho chiesto al più presto una relazione in Commissione, con acquisizione dei dati di risparmio. 21 milioni di euro dalla riconversione/chiusura di 12 ospedali piemontesi, a dimostrare, come abbiamo sempre detto, che il gioco non vale la candela. 21 milioni di euro con costi indotti che saranno di decine di milioni dovuti a decessi evitabili, maggiore inquinamento ed incidenti stradali per gli spostamenti in un momento di parallela desertificazione dei trasporti pubblici locali. Si intuisce che la vera logica che sta dietro è la possibilità di fare cassa con gli immobili ospedalieri, in modo sconsiderato ed ingiusto, come soprattutto nel caso del Valdese di Torino, su cui privati cittadini hanno investito i propri risparmi.
Infine, gli acquisti centralizzati dovrebbero far risparmiare nel 2015 144 milioni di euro (viene facile chiedersi: se a pari qualità di materiali, come diavolo venivano fatti gli acquisti prima?) e 22 milioni dalla concentrazione degli esami più complessi nei 6 laboratori analisi degli ospedali HUB o di riferimento, dando il via al “turismo dei campioni di laboratorio”. Ho auspicato che ciò non comporti un peggioramento dei risultati delle analisi e alla fine un conseguente aumento del pendolarismo dei piemontesi che per avere un esame decente debbano farsi 50-100 km.
Non affrontato il tema dei servizi di informatica sanitaria che, con la cartella sanitaria elettronica e la dematerializzazione di tutti i referti online, permetterebbero da soli il risparmio di decine di milioni di euro. Il dato preoccupante è che insieme a questo lungo elenco da “libro dei sogni”, che si riveleranno incubi per l’ecatombe di servizi, non una parola sia stata detta sul potenziamento dei servizi territoriali, precondizione per alleggerire il sistema ospedaliero e risparmiare milionate, se non il potenziamento dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), sebbene ci debbano spiegare con quale personale infermieristico. Niente sul potenziamento necessario del 118 e l’aumento del numero delle ambulanze avanzate e di base e sulle ormai famigerate automediche di Monferiniana memoria che dovevano far aumentare le vendite del Fiat Freemont.
Insomma, se a Roma non si verrà commissariati, lo sarà per una chiusura di più di un occhio. A dimostrazione che nei precedenti tre anni la Giunta Cota ha dormito e le precedenti Giunte Ghigo e Bresso forse qualcosa di più. Sullo sfondo la partita dell’aumento del Fondo Sanitario Nazionale come precondizione fondamentale per poter garantire un servizio sanitario universalistico e, almeno lontanamente e per pochi, gratuito. Merkel, BCE e FMI possono attendere.
Se solo Cota, Pd e Pdl invece di scaldarsi tanto per le briciole dei fondi compensativi del TAV, si facessero sentire anche su questi temi…
Davide Bono Capogruppo MoVimento 5 Stelle Regione Piemonte
Ufficio Stampa gruppo consiliare regionale MoVimento 5 Stelle
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