sabato, Aprile 18, 2026

Casoni limita nuovi centri commerciali a parole

Oggi è ritornata in III Commissione l’analisi della delibera di “Revisione degli indirizzi generali e criteri di programmazione urbanistica per l’insediamento del commercio al dettaglio in sede fissa”.


Casoni si è auto-ritratto per mesi come il paladino dei negozi di vicinato, della difesa del suolo e del riutilizzo delle aree dismesse. Oggi possiamo dire che l’abbiamo sbugiardato.

Dall’analisi delle modifiche fatte, balza agli occhi la cancellazione del limite massimo di superficie autorizzabile per localizzazioni commerciali di medie e grandi dimensioni non addensate (i cosiddetti L2), rimandando a fantomatici Accordi politici tra Comuni, Province e Regione. Raddoppiate invece le superfici per gli L1 con limiti a Torino fino a 70.000 mq. Difesa d’ufficio: le liberalizzazioni di Monti sarebbero sin peggio!

Anche sul non utilizzo di nuovo suolo agricolo, sottolineiamo che la dicitura “prevalentemente privilegiando le parti del territorio occupate da aree ed edifici dismessi” con cui se l’è cavata Casoni è risibile, in quanto è talmente lassa da far pensare che sia solo una boutade mediatica. Cancellata anche la norma che impediva sino ad oggi per almeno 5 anni di trasformare un’area industriale in area commerciale: un implicito regalo alle delocalizzazionidi imprese in cambio di nuovi centri commerciali, di cui non si sentiva certo il bisogno. 

Francamente, si deve fare di più. La grande distribuzione straniera impoverisce il territorio, drenando risorse e generando posti di lavoro precari. Bisogna difendere e mettere in rete i piccoli produttori e rivenditori. 

Per questo useremo ogni strumento politico per difendere i negozi di vicinato dall’invasione di nuovi centri commerciali.


Davide Bono

Capogruppo in Consiglio Regionale MoVimento 5 Stelle

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