Solvay, M5S: “Bene l’attenzione degli inquirenti. Abbiamo chiesto in Regione un biomonitoraggio ma la Giunta Cirio tace”

Pfas alla Solvay di Spinetta Marengo (AL), è positiva l’attenzione degli inquirenti. La speranza è che contribuisca a fare piena luce sui molti punti che non tornano in questa vicenda.

Ad oggi il cC6O4 è stato trovato ovunque nonostante, la produzione sia stata solo sperimentale. Questo mette seriamente in dubbio che Solvay abbia ottemperato alla sentenza di condanna nel 2019 per risolvere le perdite dello stabilimento delle varie sostanza inquinanti. Ciò che più preoccupa è l’assenza di notizie sull’entità dell’inquinamento pregresso e tutte le reali sostanze prodotte e utilizzate da Solvay. Solo recentemente le analisi hanno rilevato la presenta di un altro PFAS, l’ADV, appartenente alla categoria dei PFAS maggiori di 6 atomi di Carbonio come il PFOA. Ma è chiaro che non sapendo cosa cercare, non è possibile effettuare i controlli.

Il monitoraggio da parte di ARPA sul cC604 è iniziato solo a giugno nel 2019, ovvero da quando L’Agenzia regionale ha ottenuto lo standard analitico da parte di Solvay. Però Solvay avrebbe iniziato lo sviluppo e l’uso sperimentale del cC604 tra il 2012 e il 2013 per sostituire il PFOA, messo al bando per la sua comprovata tossicità sulla salute umana. Quindi per il cC604 non risulterebbe alcun monitoraggio dal 2013 al 2019.

Sappiamo per certo, dai monitoraggi effettuati nel 2019, della forte presenza di cC6O4 in alcune aree interne dello stabilimento e in concentrazioni variabili nelle aree esterne. Nel Bormida sono stati monitorati picchi fino a 45,6 μg/l (quando i limiti per altri PFAS sono fissati tra lo 0,1 e lo 0,5 μg/l). Nel 2020 è stata riscontrata la presenza di alcuni PFAS (PFOA e cC6O4) nel pozzo dell’acquedotto comunale di Montecastello (AL), per il quale è scattata la chiusura.

Siamo molto preoccupati per lo stato di salute dei nostri concittadini, ancora più preoccupante è l’immobilismo e l’assenza della Giunta regionale in questa vicenda.

A fine 2020 abbiamo proposto all’Assessore alla Sanità Icardi e all’Assessore all’Ambiente Marnati di destinare una parte dei soldi del Recovery Fund per avviare subito un biomonitoraggio umano della popolazione residente presso il Polo chimico di Spinetta Marengo e proseguire con la Fase 2 dell’indagine epidemiologica a Fraschetta, anche per dare attuazione dall’ordine del giorno n. 217 a prima firma Sacco, approvato ad aprile in Consiglio Regionale.

Al momento, purtroppo, non è arrivata nessuna risposta. Solo un imbarazzante silenzio da parte della Giunta Cirio, grande assente in questa vicenda.

 

Sean Sacco, Capogruppo regionale M5S Piemonte

Susy Matrisciano, Senatrice M5S

Michelangelo Serra, Consigliere comunale M5S Alessandria

Francesco Gentiluomo, Consigliere comunale M5S Alessandria

Smog, ecatombe in Piemonte con 4.800 decessi. Intanto Cirio e Lega restano a guardare…

Mentre la Giunta Cirio si oppone ai blocchi auto e non avanza nessuna iniziativa per migliorare la qualità dell’aria, in questi giorni sono arrivati i dati dell’AEA (Agenzia Europea Ambientale) sui morti a causa dello smog. Per il Piemonte è una vera e propria ecatombe.

Circa 4.800 decessi nella nostra regione. Torino ha il record regionale di decessi da particolato in proporzione ai decessi totali (10,66%), seguono Novara e Asti (8,67% e 8%), Cuneo (7,82%), Alessandria (7,40%), Vercelli (6,84%), Biella (6,47%), Verbania (5,20%). (Fonte elaborazione Zolezzi – confronto dati AEA e ISTAT 2018).

A livello nazionale nel 2018 la stima è di 59.500 decessi da PM2.5, 21.600 da NOx, 3.000 da ozono.

Questi dati documentano una strage silenziosa che avviene anche senza alcuna pandemia dichiarata.

Altri studi parlano del costo economico diretto dell’inquinamento in termini di prestazioni sanitarie, malattie, invalidità e mortalità. Secondo il rapporto dell’Alleanza europea per la salute pubblica (EPHA) l’inquinamento nel 2018 è costato in media 1276 euro per cittadino UE, 1535 per cittadino italiano, a Torino 2.076 euro.

Il Movimento 5 stelle e il ministro dell’Ambiente Costa hanno già messo in campo strumenti e risorse importanti, e non a caso il Recovery plan tra poco all’esame delle Camere pone un’attenzione particolare alla lotta all’inquinamento atmosferico.

Anche le amministrazioni regionali però devono fare la propria parte, di recente dal Ministero ha chiesto un piano straordinario alle regioni del Bacino Padano in seguito alle sanzioni Europee. Cirio e la Lega la smettano di minimizzare il problema smog ed inizino a ragionare su azioni strutturali, che fino ad ora non si sono viste. Pensiamo, ad esempio, alle poche risorse messe a disposizione dal Piemonte per i cittadini che intendono acquistare un veicolo ecologico e meno inquinante. Dal Governo sono arrivati circa 700 milioni, da Piazza Castello invece solo briciole.

Gruppo regionale M5S Piemonte

Alpe Devero, Disabato (M5S): “Inaccettabile che la Lega prometta modifiche al Piano Paesaggistico Regionale per distruggere le montagne”

Il progetto “Avvicinare le montagne” è una vera e propria colata di cemento su un ambiente incontaminato che andrebbe tutelato, non certo distrutto. Le 100 mila firme raccolte in pochi mesi dimostrano la crescente necessità di un turismo sostenibile, che rispetti la montagna, senza devastarla con metri cubi di cemento armato, come vorrebbe invece qualcuno. Chi vuole trasformare la montagna in un parco giochi, in realtà non la rispetta.

E’ inaccettabile inoltre che la Lega, alla guida della Regione Piemonte, prometta modifiche al Piano paesaggistico regionale con l’obiettivo di distruggere le montagne.
In Commissione regionale ambiente abbiamo già espresso tutta la nostra contrarietà e molti dubbi a riguardo. Il costo degli interventi ammonta a circa 173 milioni di euro con una spesa pubblica prevista di quasi 43 milioni, che graverebbero, stando alle nuove dichiarazioni del Consigliere leghista Preioni, sul bilancio regionale.
Questa somma riguarderebbe principalmente il rifacimento delle strade. Chiediamo che le opere di messa in sicurezza delle strade vengano stralciate. Altrimenti si tratterebbe di un ricatto nei confronti delle popolazioni per far accettare il pacchetto completo.

La Regione dovrebbe pretendere la dimostrazione della sostenibilità economica dell’investimento, perché, dall’analisi del progetto, pare assolutamente sconveniente per qualsiasi investitore, avendo tempi di ritorno di oltre 48 anni per la parte ricettiva e di oltre 30 anni per gli impianti di risalita, ammesso che si verifichi l’afflusso turistico da parco giochi previsto e covid permettendo. Pensiamo che i tavoli dovrebbero essere pubblici e trasparenti, e non tra le segrete stanze del centro destra piemontese.

Inoltre ad oggi non risulta nessun business plan che attesti la sostenibilità in termini economici del piano. Non si conosce il partner privato del progetto e quali garanzie abbia messo in campo. La valutazione ambientale strategica (VAS) ha avuto inizio a marzo 2018 ed è ancora in corso ma il procedimento dovrebbe essere già concluso. Non si ha contezza delle garanzie rilasciate o previste dal privato per il ripristino e la bonifica dei territori in caso di fallimento del piano. Proprio non si comprende il perché si voglia rivoluzionare il tipo di turismo nell’Alpe Devero, che ad oggi registra più di 180 mila persone in visita, rischiando di fare un buco nell’acqua e rovinare un territorio unico.

Come se non bastasse si aggiunge la promessa della Lega di cambiare le norme regionali per consentire la realizzazione di questo assurdo progetto. Da parte nostra ci opporremo, in ogni sede, a questo progetto facendo emergere le mille contraddizioni di un’idea che distrugge l’ambiente e grava pesantemente sulle casse regionali.

Sarah Disabato, Consigliere regionale M5S Piemonte

Sacco, Bertola (M5S): No al nuovo inceneritore di Casale. M5S dalla parte dei sindaci per la difesa della salute dei cittadini

Il progetto di un nuovo inceneritore alla discarica Bazzani di Casale Monferrato presentato dalla Cosmo è un’idea improponibile.  Un impianto di questo tipo vanifica tutti gli sforzi che le amministrazioni Comunali stanno mettendo in campo all’interno dei propri Consorzi per conseguire gli obiettivi regionali sulla riduzione dei rifiuti e sulla raccolta differenziata. Oltre che a deturpare e degradare un paesaggio unico, riconosciuto come bellezza a livello mondiale come area Unesco, ribadito dagli stessi sindaci del territorio a cui non possiamo che garantire il nostro sostegno.

La società Cosmo ha redatto un piano triennale che è non ha alcuna valenza, perché l’ipotesi di un nuovo inceneritore fa a schiaffi con la Pianificazione regionale sui rifiuti urbani che vede l’impegno della Regione di adottare metodologie che non prevedano più la combustione dei rifiuti. Anche il Governo sta lavorando per superare le previsioni dello Sblocca Italia, che ha collezionato una sentenza di illegittimità della Corte di giustizia europea e una sentenza del TAR Lazio che ha annullato di fatto il potenziamento dei 42 impianti di incenerimento esistenti e la costruzione di otto nuovi inceneritori nel centro sud.
L’incenerimento è una procedura oramai obsoleta in tutta Europa dato che la nuova normativa di “economia circolare” ha declassato il recupero di energia o la produzione di combustibili da rifiuti ad un pre-smaltimento, bloccando anche i fondi strutturali europei per tutta la filiera impiantistica relativa ai rifiuti non differenziati (dai TMB agli inceneritori alle discariche).

E’ chiaro che la gestione dei rifiuti debba essere effettuata senza danneggiare la salute umana e senza recare pregiudizio all’ambiente, in particolare senza creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo, la flora e la fauna.
Secondo uno dei più autorevoli studi sul tema (Rabl, Spadaro e Zougnaib – Ecole des Mines di Parigi, 2019) l’incenerimento annuo di 400.000 tonnellate di rifiuti potrebbe comportare una spesa per danni alla salute ed all’ambiente di circa 8.000.000 di euro. Dopo 20 anni di attività, i costi potrebbero essere pari a 160.000.000 di euro.

Oggi più che mai, anche per fronteggiare un modello di sviluppo oramai divenuto insostenibile, dobbiamo cogliere l’occasione per fare un ulteriore passo avanti e puntare ad obiettivi ancora più virtuosi e per attrarre investimenti innovativi in Pimonte e realizzare nuovi impianti tecnologici che possano permettere il recupero della materia anche grazie anche ai decreti End Of Waste. Gli inceneritori sono il passato.

 
Sean Sacco, Capogruppo M5S Piemonte
Giorgio Bertola, Consigliere Regionale M5S Piemonte

Bertola (M5S): Superamento dei limiti di smog consentiti: la Corte di Giustizia boccia l’Italia. In Piemonte nessuna strategia per l’ambiente.


La Corte di giustizia Europea boccia l’Italia per il superamento dei limiti consentiti di polveri sottili e lo Stato, a sua volta, dovrà chiedere conto alle Regioni che non hanno rispettato le soglie imposte a tutela della salute dei cittadini.

Il Piemonte di Cirio e della Lega non ha infatti messo in campo alcuna strategia né azione per correre ai ripari e quando è stato il momento di discuterne, i giovani di Fridays For Future hanno abbandonato l’aula dopo gli interventi della maggioranza che minimizzavano l’emergenza ambientale e che relativizzavano tutto a questioni economiche.

Ad oggi i Piani Stralcio previsti per dare attuazione al Piano della Qualità dell’Aria non si sono ancora visti. Tempi biblici che sono fortemente in contrasto con la normativa europea e anche con l’emergenza in corso.
Infatti come se non bastasse l’evidenza delle 80 mila morti all’anno per l’inquinamento atmosferico, da più parti arrivano studi che mettono in allerta sulla diffusione e la pericolosità del Covid-19 dove è maggiore lo smog.

Giorgio Bertola, Consigliere Regionale M5S Piemonte

Maltempo, Gruppo M5S: “Dal Governo 7 Miliardi per la messa in sicurezza. Anche la Regione faccia la propria parte: più fondi contro il dissesto idrogeologico e marcia indietro sul Riparti Piemonte”


Il Governo mette a disposizione 7 miliardi contro il dissesto idrogeologico, come confermato dal Ministro dell’Ambiente Costa. Fondi destinati alle Regioni più colpite e per mettere in cantiere opere di prevenzione e contrasto al dissesto idrogeologico.

Anche la Regione Piemonte deve fare la propria parte. Invece da troppi anni la musica non cambia, sia che governi il centrodestra che il centrosinistra: i fondi per mettere in sicurezza il territorio sono sempre insufficienti.

E la Giunta Cirio è riuscita a fare peggio. Con il cosiddetto “Riparti Pimonte” , approvato a giugno, si permette di fatto una colata di cemento che rischia di peggiorare ulteriormente la situazione. Non abbiamo fatto in tempo a ricordare l’alluvione del ’94 che già ci siamo trovati a fronteggiarne una nuova. Con le norme contenute nel Riparti Piemonte – come abbiamo ribadito inascoltati in Consiglio regionale – non bisogna essere dei profeti per prevedere sempre più nuove sciagure del genere.

La Regione ora assista gli enti locali nella gestione dei progetti e torni sui propri passi modificando il Riparti Piemonte e risparmiando al territorio nuove colate di cemento destinate a devastare la nostra regione.

Gruppo regionale M5S Piemonte

Bertola, Catricalà (M5S): In Piemonte non servono nuovi inceneritori. Arpa Vercelli chiara: pesanti ripercussioni sulla salute dei cittadini. Cirio si smarchi da Marnati.

Mai più nuovi inceneritori.  “Chiediamo che la nostra città – Vercelli –  non debba più in alcun modo essere interessata all’utilizzo di impianti che possano comportare dubbi, più che fondati, sulla salute dei cittadini.”
Si esprimevano così, nel 2015 i consiglieri comunali della Lega Alessandro Stecco e del M5S Michelangelo Catricalà.
L’opposizione netta e trasversale, appoggiata dalla maggioranza del Consiglio Comunale, pare oggi sgretolarsi di fronte a nuovi appetiti industriali.
Per l’assessore leghista Marnati al Piemonte  “servono due, meglio ancora tre, nuovi inceneritori” per evitare di esportare troppi rifiuti in altre regione.
Un’ipotesi fuori dal tempo, che fra le altre cose cozza contro un piano rifiuti regionale che non prevede nuovi impianti.

Le ipotesi di Marnati hanno infatti irritato lo stesso Alessandro Stecco. Tornando sull’argomento, il collega di partito dell’assessore ha voluto sincerarsi che il vercellese rimanesse fuori da qualunque progettazione perché  “ha già pagato un pesante dazio” e non intende sacrificarsi nuovamente. Si fa riferimento ai risultati dello studio epidemiologico dell’Arpa che nel 2015 dimostrarono in maniera inequivocabile la relazione fra le attività dell’inceneritore di Vercelli e i danni alla salute provocati a migliaia di cittadini residenti nelle prossimità dell’impianto.
La giunta leghista ha quindi realmente intenzione di sacrificare nuove fette di territorio mettendo a rischio la salute dei cittadini?
Cirio si smarchi. Non servono nuovi inceneritori in Piemonte. Il quadro impiantistico di incenerimento è saturo e oggi più che mai è necessario concentrare gli sforzi sul riciclo e soprattutto sulla diminuzione della produzione di rifiuti.
Impianto per la produzione di biometano, Impianto per la produzione dei Pallets, ora riecheggia nella nostra città un possibile nuovo inceneritore: non credete che i cittadini vercellesi siano stanchi di sentir parlare ad ogni piè sospinto di rifiuti? Noi crediamo che Vercelli e il Piemonte meritino di meglio.

Giorgio Bertola, Consigliere Regionale M5S Piemonte
Michelangelo Catricalà, Consigliere Comunale M5S Vercelli

Ufficio Stampa
MoVimento 5 Stelle
347 4575827

Bertola (M5S): Recovery fund venga usato per investire su riduzione e riciclo rifiuti, non per bruciare l’immondizia. La proposta di Marnati è anacronistica

Il Recovery Fund venga utilizzato per investire in energia pulita, per ridurre la produzione di rifiuti e sulla filiera del riciclo della materia. Non per bruciare l’immondizia, gli inceneritori sono il passato. La proposta dell’assessore regionale all’Ambiente è anacronistica, dettata da una visione vecchia dell’ambiente e della gestione del ciclo dei rifiuti.

Ancora una volta, come se ce ne fosse ancora bisogno, la giunta piemontese a guida Lega dimostra di non volere investire su un Piemonte sostenibile e pulito. Quanto riferito oggi dall’assessore Marnati durante il convegno Circonomia è un inno alla vecchia politica che vede nell’ambiente un’esclusiva opportunità di business.

Gli inceneritori non risolvono il problema dei rifiuti. Abbiamo un quadro impiantistico di incenerimento saturo e in altre regioni la capacità di combustione dei rifiuti è addirittura eccessiva e sovradimensionata.

Prima di tutto la prevenzione, poi il riuso, poi il riciclo e solo in ultima analisi dovrebbe essere discussa la possibilità della combustione. Marnati dovrebbe pensare prima a come raggiungere gli obblighi di legge di almeno il 65% di raccolta differenziata su tutto il territorio.

Inoltre, come ripetiamo da anni, sono sempre più numerosi gli studi scientifici che dimostrano come gli inceneritori siano tra gli impianti più pericolosi per la salute dei cittadini. Ne abbiamo avuto evidenza a Vercelli in cui uno studio dell’Arpa ha certificato gli effetti dannosi sulla salute, sulla mortalità e sull’insorgenza di patologie sulla popolazione.

Giorgio Bertola, Consigliere Regionale M5S Piemonte

BERTOLA, DISABATO (M5S): LIBERALIZZAZIONE ELISKI PERICOLOSA E CONTRO LA MONTAGNA. CI OPPORREMO A QUESTA PROPOSTA DI LEGGE DELLA LEGA

Le audizioni di questa mattina in Consiglio regionale hanno dimostrato l’insensatezza e la pericolosità della proposta di legge della Lega, a prima firma del Consigliere Marin, che – tra le altre cose – porterebbe una ulteriore liberizzazione della pratica dell’eliski nella nostra regione. Nella scorsa legislatura avevamo presentato una proposta di legge che ne vietava l’esercizio su tutto il territorio regionale, come già avviene in Francia. L’attività era stata invece permessa, ma solo con limiti piuttosto stringenti, per salvaguardare l’ambiente naturale e la straordinaria biodiversità presente sulle nostre montagne. La proposta della Lega permetterebbe l’esercizio dell’eliski, una pratica decisamente elitaria, visto il costo, anche nelle aree protette, e innalzerebbe la quota di volo esente da autorizzazioni. Verrebbe meno, inoltre, il divieto della pratica durante i giorni festivi, che era stata inserito a tutela di tutti gli altri fruitori del turismo alpino. Questa proposta è contro la montagna, contro l’ambiente ed anche contro il tempo. Gli ultimi anni hanno visto un aumento esponenziale del turismo “dolce” sulle nostre montagne. Un turismo che rispetta la montagna, i suoi valori e le sue specificità. Un turismo che può essere fondamentale per lo sviluppo della nostra regione, specie in questo momento.

Giorgio Bertola, Consigliere regionale M5S Piemonte

Sarah Disabato, Consigliera regionale M5S Piemonte

Sacco (M5S): nessuna traccia del biomonitoraggio sulla popolazione di Spinetta Marengo. Giunta Regionale vaga

Ancora nessuna traccia di un’azione di biomonitoraggio sulla popolazione residente nei pressi del Polo Chimico. Stando a quanto riferito dalla giunta regionale interrogata oggi sulla questione, non è dato a sapere se e quando verrà attuata.

Eppure l’atto politico è stato approvato dal Consiglio Regionale il 7 aprile ed impegnava la giunta ad una valutazione sulle risorse necessarie per predisporre il biomonitoraggio, cioè un’analisi degli inquinanti attraverso specie animali e vegetali, che tutt’oggi assumerebbe un’importanza viscerale nella popolazione di Spinetta Marengo. Sono noti infatti i risultati degli studi epidemiologici che hanno evidenziato un aumento di diverse patologie nella popolazione residente nei pressi dello stabilimento chimico.

Dal 2019 l’Arpa ha inoltre incrementato i monitoraggi e come noto è balzato agli onori della cronaca il caso del cC604, un composto della categoria dei Pfas prodotto nel Polo Chimico di Spinetta Marengo, che ha contaminato i fiumi Bormida e Tanaro e ha raggiunto falda acquifera e Po. Da parte della popolazione locale c’è forte preoccupazione considerando che non sono stati ancora imposti dei limiti su queste sostanze e non si conoscono a fondo gli effetti sulla salute!

La giunta fa sapere che continuerà l’azione di analisi degli effetti dei contaminanti chimici in concerto con Arpa e ASL e che, quale primo passo di un percorso di approfondimento, inizierà la raccolta di nuovi dati sul caso Solvay per arrivare ad accertare con certezza cause ed effetti che hanno portato all’aumento della mortalità e delle patologie sulla popolazione esposta.

Permangono però molti dubbi. Indagini epidemiologiche e analisi delle acque sono state già effettuate mentre il biomonitoraggio è in alto mare. Eppure avrebbe fornito una valutazione globale degli effetti dannosi esercitati sugli organismi viventi e soprattutto avrebbe permesso di considerare gli eventuali effetti di sinergia che possono instaurarsi nel caso della presenza contemporanea di più sostanze tossiche a lungo termine di esposizione anche a basse concentrazioni.

Sean Sacco, Capogruppo M5S Piemonte