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Controllo di vicinato e telecamere per la sicurezza in Piemonte. Il modello far west della Lega non punta sulla prevenzione

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Ronde, telecamere e controllo di vicinato. Anche ammantato di buoni propositi, il piano della Lega sulla sicurezza in Piemonte, approvato in aula di Consiglio Regionale, non abbandona quel retrogusto amaro che sa di repressione e farwest.
La proposta presentata oggi dalla maggioranza prevede l’incremento della videosorveglianza e la fornitura di body cam per la polizia: tutte misure che puntano sulla repressione senza prevedere prevenzione e deterrenza per rimuovere le cause che stanno alla base dei fenomeni criminosi.
Le dinamiche di degrado e di devianza che sfociano in violenza e criminalità si nascondono dentro le pieghe delle diseguaglianze economiche, nel disagio sociale e nelle discriminazioni. Pensare di risolvere con qualche telecamere in più è pura demagogia. Senza dimenticare che senza adeguati fondi per la manutenzione e il monitoraggio costante, i programmi di videosorveglianza, come dimostrato da alcune amministrazioni locali, sono destinati a fallire drasticamente.
La sicurezza è un tema importante che andrebbe trattato con maggiore approfondimento e sensibilità.
Le lacune di fondo di questo piano sono emerse nel dibattito e la stessa maggioranza ha espresso diversi dubbi in merito. Dubbi che sono diventate certezze in Veneto quando la Corte Costituzionale ha bocciato un provvedimento simile sul controllo di vicinato dichiarandolo incostituzionale perché la sicurezza dei cittadini spetta soltanto allo Stato e nessuna regione può legiferare in materia.

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