• mercoledì , 27 Maggio 2020
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Trenitalia taglia, la Regione tace


di Federico Valetti e Francesca Frediani
Con una grave decisione unilaterale Trenitalia intende chiudere su tutto il territorio piemontese numerose sedi (impianti) decentrate utilizzate dal personale. Sono destinate alla chiusura 7 sedi riservate al personale di bordo (Bussoleno – TO, Asti – AT, Bra – CN, Casale – AL, Novi Ligure – AL, Arona – VCO e Ceva – CN) e 4 sedi riservate ai conducenti (Bussoleno – TO, Asti – AT, Novi Ligure – AL, Biella – BI). In totale sono coinvolti 182 dipendenti che dovranno sostenere, con risorse proprie, ulteriori costi per raggiungere il posto di lavoro che diventerebbe più distante da un minimo di 30 ad un massimo di 70 Km.


La chiusura di questi impianti rappresenta inoltre un’ulteriore perdita di posti di lavoro in territori marginali che hanno già subito una drastica diminuzione di posti di lavoro e non hanno gli stessi strumenti per reagire come, ad esempio, una metropoli come Torino. Basti pensare al caso di Bussoleno, in Valsusa, comune sviluppatosi intorno all’indotto ferroviario. Un doppio paradosso se si pensa al folle progetto TAV. Chi sostiene gli investimenti  sull’alta velocità, con la scusa di portare lavoro e sviluppo, allo stesso tempo non batte ciglio di fronte alla chiusura della sede di Bussoleno, uno degli ultimi presidi che offre lavoro nel settore ferroviario su questo territorio.
Oltre alle legittime rivendicazioni delle organizzazioni sindacali, in primis ORSA,  la decisione di Trenitalia avrà pesanti ripercussioni non solo sul personale ma anche su tutti i cittadini. Infatti con la soppressione di queste sedi il Piemonte può dire addio ai propositi, sbandierati dall’assessore ai trasporti Balocco, di riattivare le linee locali soppresse da Cota e Chiamparino. La chiusura delle sedi decentrate rappresenta, di fatto, la morte definitiva di tali linee ferroviarie. Ed in Piemonte le linee cosiddette “sospese” non mancano di certo. Questo l’elenco completo: Pinerolo – Torre Pellice, Novara – Varallo, Santhià – Arona, Asti – Casale – Mortara, Vercelli – Casale, Savigliano – Saluzzo, Saluzzo – Cuneo, Mondovì – Cuneo, Ceva – Ormea, Asti – Chivasso, Asti – Castagnole – Alba, Alessandria – Castagnole Lanze, Bra – Ceva, Alessandria – Ovada e Novi – Tortona.
Arrivati a questo punto la Regione deve far sentire la propria voce pretendendo da Trenitalia clausole sociali per mantenere in vita gli impianti decentrati. In aula ed in Commissione regionale trasporti chiederemo un chiarimento da parte di Balocco sulle intenzioni di Trenitalia e Regione Piemonte. Il gruppo M5S Piemonte chiede che chiunque sia l’affidatario dei servizi ferroviari regionali, non si pensi fare risparmio sulla pelle e sulla sicurezza dei lavoratori, né a discapito dei territori e dei cittadini che ad oggi ancora aspettano che il treno li attraversi di nuovo.
Balocco, interrogato dalla stampa, ha risposto che “Trenitalia può fare quello che vuole” e a lui non interessa. Ha detto una mezza verità: il gestore può davvero fare quello che vuole e lui è incapace di opporsi. Come si fa a negare il ruolo che la chiusura degli impianti avrà nel non ripristino delle linee sospese?
Una situazione gravissima che pone la politica (in questo caso la Regione Piemonte) in posizione subordinata ad una S.p.A.. Segnale di debolezza che costerà caro ai piemontesi, in particolare a lavoratori e pendolari.

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